IL PERGOLESE AL TEATRO PETRUZZELLI DI BARI

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IL PERGOLESE

Maria Pia De Vito, Anja Lechner, François Couturier, Michele Rabbia

Bari, teatro Petruzzelli 18 novembre 2014

«La vita si può capire solo all’indietro, ma si vive in avanti» (Søren Kierkegaard). Il nocciolo de Il Pergolese sta qua, perché Maria Pia De Vito, Anja Lechner, François Couturier, Michele Rabbia tengono stretto tra le mani il patrimonio consegnato da Giovanni Battista Pergolesi e lo proiettano sul grande schermo del futuro. Già dall’overture affidata al discreto, acuto, geniale tappeto elettronico di Michele Rabbia, che avvolge l’abbottonato parterre del teatro Petruzzelli riempito a macchia di leopardo come sovente accade (il concerto era promosso all’interno della rassegna della Camerata Musicale Barese che festeggia il suo settantatreesimo genetliaco). Le due variazioni dello Stabat Mater mettono subito in chiaro le abilità dei quattro musicisti che si tengono per mano con telepatica simbiosi, mai meccanica. Maria Pia De Vito è veemente, precisa negli attacchi e fonte inesauribile di invenzioni armonico-ritmiche, ora sulle note di Couturier, ora sulle percussioni di Rabbia dal drum-set ricco e variegato. La commistione linguistica magistralmente interpretata e rivisitata dalla De Vito mette l’accento sulla musicalità del vernacolo napoletano: Chi disse ca la femmena (dall’opera buffa Lo frate ‘nnamurato) ritmicamente travolge, vieppiù l’agogico movimento tra la voce della De Vito che evoca l’Africa, l’America Latina e che abbacina con il rapido movimento dei suoni, e la busta di plastica perfettamente smanacciata da Rabbia. Tutto «Il Pergolese», progetto commissionato dal festival Pergolesi Spontini e immortalato dall’Ecm nel 2013, sfila sul palco del politeama barese; nelle mani di François Couturier sì puntuale e sobrio nel rinverdire le arie del compositore jesino, ma anche capace di involarsi in contrappunti contemporanei e superare il quadro armonico con passaggi calamitanti, come in Tre giorni son che Nina; nelle corde di Anja Lechner (peraltro profonda conoscitrice del patrimonio musicale di Pergolesi) creatrici di sculture sonore e abili nel tessere la giusta punteggiatura ritmica, anche con il pizzicato.

La moderna musicalità di Pergolesi esce allo scoperto grazie a Maria Pia De Vito e i suoi compagni di viaggio: non svecchiata, ma incorniciata tra l’improvvisazione più verace e quei finimenti contemporanei che pochi sanno indossare con tanto garbo e gusto.

Alceste Ayroldi