IL JAZZ E’ IN LUTTO: E’ MORTO CHARLIE HADEN

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Fra poco meno di un mese avrebbe compiuto settantasette anni Charlie Haden (Shenandoah, 6 agosto 1937), invece ha chiuso per l’ultima volta il sipario venerdì 11 luglio a Los Angeles a causa di un male non ancora reso noto, seppur a lungo combattuto. Il triste annuncio è stato dato dalla casa discografica Ecm, da sua moglie Ruth Cameron e dai figli Josh, Tanya, Rachel e Petra.

Il suo esordio da adolescente fu nel canto country and western, fino a quando, poco più che quattordicenne, una poliomielite danneggiò irreversibilmente i muscoli della sua gola. Il jazz e il contrabbasso arrivarono per mano del fratello che gli prestò lo strumento e gli fece ascoltare «Jazz At The Philarmonic». Di lì in poi, studi a parte, suona con Art Pepper, Paul Bley, Elmo Hope, Hampton Hawes e nel 1959 incontra Ornette Coleman con il quale suona fino al 1962: il tempo per incidere «The Shape Of Jazz To Come», «Change Of The Century» e «Free Jazz». Con Coleman si  ritrova nel 1967 per essere al fianco di David Izenzon in un ensemble con due contrabbassi.

Nel 1969, con l’aiuto di Carla Bley per gli arrangiamenti, dirige la prima Liberation Music Orchestra che annoverava anche Perry Robinson, Gato Barbieri, Dewey Redman, Don Cherry, Roswell Rudd, Paul Motian. Parallelamente collabora con Alice Coltrane, Keith Jarrett (di recente l’Ecm ha pubblicato l’album «Last Dance», in duo con Haden) e anche con Gato Barbieri per le musiche del film Ultimo tango a Parigi.

Negli anni Ottanta suona in trio con Jan Garbarek ed Egberto Gismonti. Tra le altre sue miriadi di collaborazioni ricordiamo quelle con Joe Henderson, Stan Getz e Pat Metheny, con il quale in duo diede vita nel 1997 all’album «Beyond The Missouri Sky».

«Nostalgia allegra, se si può dire, malinconia attiva, ferita riaperta. Il contrabbasso di Haden – misurato, sobrio, sereno – vi trova il tono giusto per accogliere nel profondo del jazz altre rivolte non indifferenti.» (Philippe Carles, Jean-Louis Comolli).

A Ayroldi