«IF I HAD MY WAY I’D’VE BEEN A KILLER». INTERVISTA A VALENTINA MONTI 2/2

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«If I Had My Way I’d’ve Been A Killer» è un progetto teatrale e discografico su Nina Simone, frutto della sinergia tra Valentina Monti, Dagmar e Diber Benghi e Corrado Gambi della compagnia teatrale La Luna crescente con il Combo jazz club di Imola. Ne parliamo con la vocalist Valentina Monti. Questa è la seconda parte dell’intervista.

Perché avete scelto Nina Simone quale rappresentante-portavoce dei diritti civili? Tenendo conto che, a un certo punto, il suo impegno si era esautorato.

Il percorso è a ritroso: partendo dalla volontà di fare un lavoro sulla musica di Nina Simone abbiamo circoscritto un vasto repertorio a quei brani e quelle suggestioni che evocassero quel determinato periodo della storia, del quale Nina Simone si è trovata ad essere portavoce, anche se per un breve tempo. To Be Young Gifted And Black ad esempio è un suo brano che rapidamente diventò un inno delle proteste dei giovani afroamericani. In quei tempi Nina Simone aveva amicizie vicine allo Sncc di Stokely Carmichael e alle idee di Malcom X, era attorniata da intellettuali e artisti come Miriam Makeba, Langston Hughes, Lorrain Hansberry, James Baldwin, con i quali instaurò sincere amicizie e sodalizi artistici. Potremmo dire che quasi improvvisamente Nina Simone si trovò coinvolta nella lotta alla quale, come diceva lei, avrebbe voluto partecipare attivamente, anche in modo violento, fisico (come recitano le sue stesse parole divenute il titolo dello spettacolo e del cd). Non fu così, ma la forza delle sue parole e della sua musica furono davvero un’arma nella lotta per i diritti civili. Lo spettacolo e il disco, quindi vogliono essere un affresco di come questa personalità forte e magnetica ha vissuto la lotta da protagonista, anche se poi alla fine della sua vita la disillusione e il pessimismo hanno preso il sopravvento.

Sembra proprio che ancora oggi ci sia bisogno di rivendicare i diritti civili. E non solo dei neri: non crede?

Assolutamente. La tematica della lotta per i diritti civili è attualissima: gli spazi e i tempi sono cambiati, ma le idee rimangono. Proprio per questo abbiamo scelto di affrontare questo aspetto nell’esplorare la musica di Nina Simone.

A suo avviso, soprattutto in Italia, non trova che ci sia una revanche del razzismo?

Purtroppo sì, e lo osserviamo quotidianamente. Non solo nei fatti eclatanti, di cronaca, ma nei gesti quotidiani di chi ci sta attorno, nella mentalità chiusa e provinciale che ci contraddistingue e che appare del tutto inadeguata ad affrontare un mondo in continua trasformazione. Siamo incapaci di pensare  ad un mondo senza frontiere, in cui nessuno è straniero. Se non siamo in grado nemmeno di sentirci europei, d’altronde come potremmo sentirci cittadini del mondo? E il concetto di «straniero» è da intendersi in senso lato: tutto ciò che è «diverso», che è estraneo alla nostra quotidianità, alla nostra limitata esperienza non viene accettato. E la ragione è e sarà sempre, come in passato, l’ignoranza. Solo la cultura, l’esperienza, il sapere ci può salvare. E purtroppo in questo periodo di crisi economica sembra proprio essere all’ultimo posto nella lista delle priorità di tutti, a partire dai politici.

Ci sarà un tour dello spettacolo? Avete già programmato delle date?

Dopo la prima abbiamo replicato lo spettacolo in regione e speriamo di avere la possibilità di farlo ancora, portandolo sui palchi di teatri e festival.

Da cantante, la sua preferita è Nina Simone o ce ne sono delle altre?

Sono particolarmente legata a Nina Simone, che è stata la cantante che mi ha “trasportata” dagli ascolti soul e blues della mia adolescenza al jazz. I nomi delle cantanti che prediligo sono l’imprescindibile Ella Fitzgerald, poi Carmen McRae, Betty Carter… in poche parole le grandi voci del jazz.

A parte questo progetto, ce ne sono altri in corso o in previsione, anche suoi personali?

Per il momento rimaniamo concentrati su questo progetto, che vorremmo far girare il più possibile. Ognuno di noi poi, ha altri progetti musicali (e teatrali per quanto riguarda Corrado Gambi) a cui dedicarsi: io personalmente ho le mie formazioni jazz, dal duo al quartetto. Non nascondo però che le idee per un prossimo progetto musicale-teatrale sulla scia di If I Had My Way sarebbero tante. Vedremo.

Alceste Ayroldi

(seconda parte)