I SENTIERI NOTTURNI DI SERGIO MANCINELLI

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Sergio Mancinelli, suo figlio e a sinistra Steve Hackett negli studi di Radio Capital
Sergio Mancinelli, suo figlio e, a sinistra, Steve Hackett negli studi di Radio Capital

Sergio Mancinelli è un veterano della radiofonia italiana. In occasione dell’uscita di Sentieri Notturni, compilation ispirata al suo ormai leggendario programma, siamo andati a intervistarlo.

 

Sergio Mancinelli, com’è nata l’idea del programma Sentieri Notturni?

Radio Capital voleva realizzare un programma in tarda serata. Il titolo di una trasmissione può essere anche identificativo; di conseguenza mi è venuta quest’idea, perché di notte si percorrono tanti sentieri, anche dal punto di vista emotivo. Volevamo creare in quella fascia oraria anche un punto d’incontro, ed è quello che si sta verificando, perché è nata una comunità di ascoltatori. Mi stupisce vedere che sulla pagina ufficiale Facebook della trasmissione ci siano tante persone che interagiscono, che si scambiano opinioni e musica. Ne sono felice e cerco di lavorare ogni giorno per offrire una puntata diversa dall’altra. Con il programma Area protetta feci una cosa che sognavo da anni: andare a casa degli ascoltatori per vedere i loro dischi e fare poi la trasmissione da lì. Così sono nate novanta puntate, partendo da Trento per arrivare a Canicattì. Con Sentieri notturni ho invertito l’idea e invito gli ascoltatori a venirmi a trovare con i loro dischi e le loro storie. Forse lo slogan non è originale: «Porte aperte a Radio Capital», ma credo renda bene l’idea.  Di tanto in tanto propongo delle puntate a tema, per esempio su tutte le canzoni che abbiano nel titolo la parola Trouble, oppure quelle che parlano di cani o che utilizzano la parola Avenue!

Secondo te di notte la musica dev’essere diversa?

Non lo so: dipende da chi ascolta e dai suoi bioritmi. Io non sarei capace di mandare in onda un pezzo punk o dei Motorhead, perché il mio bioritmo non me lo consente. Penso che, da una certa ora in poi, la radio debba essere una buona compagnia. Quando ero ragazzo ascoltavo tantissimo la radio: me ne occupo professionalmente da trentasette anni e ho sempre pensato che di notte debba essere un piccolo faro sulla scogliera. Mi ha sorpreso l’età anagrafica degli ascoltatori, perché pensavo di avere una fascia dai trentacinque anni in su, invece quella più consistente si trova tra i venticinque  e i trentacinque.

La compilation è improntata sui duetti. Perché questa scelta?

Lino Nicolosi, che conosco da quando conducevo Discoring, è venuto a sapere che avevo trasmesso il duetto di Eumir Deodato e Al Jarreau e, dopo pochi giorni, mi ha scritto per dirmi che si trattava di un disco prodotto dalla sua etichetta. E così, di tanto in tanto, ho inserito in scaletta le sue produzioni. Poi Lino mi ha chiesto di realizzare una compilation e mi sono confrontato con Danny Stucchi, il nostro direttore della programmazione, che ci ha dato il suo benestare. Così abbiamo scelto dei brani dalle produzioni Nicolosi per poi chiederne altri a diverse case discografiche. Siamo riusciti a produrre un lavoro che mi pare più che dignitoso, anche se avrei voluto inserire ulteriori brani che non ci hanno concesso. Ma c’è un valore aggiunto: la bellissima e significativa copertina su disegno di Antonio Lapone, mio ascoltatore e amico da tanti anni.

E come la mettiamo con la crisi del mercato discografico?

Non so come stiano andando le vendite, però anche la produzione è soddisfatta e sta promuovendo bene il lavoro, anche con Radio Capital. Nicolosi ha aperto un sito, sentierinotturni.it, dove si può ordinare la compilation. Il problema, più che trovare il cd, è trovare un negozio di dischi, perché nella grande distribuzione ormai c’è solo il mainstream!

E’ una compilation in antitesi con quelle che si vedono in circolazione.

Ho cercato di dare gradualmente quel senso di notturno, prima con cinque brani piuttosto veloci e, di seguito, entrando nel mood della notte; per questo abbiamo fatto una serie di prove per vedere come andasse la sequenza. Del brano di chiusura, Don’t Let Me Be Lonely Tonight, avevo chiesto la versione di Michael Brecker con James Taylor, ma non è stato possibile averla.

Tra tutti i brani ce ne sarà uno che preferisci in assoluto.

You Are Everything, perché è stato uno dei primi brani che ho passato in radio ai miei inizi, nel 1976. Quando i 45 giri si tenevano ancora nelle scatole da scarpe!

In giro si ascolta parecchia musica bric-à-brac: è proprio vero che non si crea nulla di nuovo?

Non del tutto. Ci sono dei musicisti che hanno qualcosa da dire, ma non passano per i media tradizionali. La maggior parte dei dischi deve rientrare in certi canoni, magari anche stabiliti dalle stesse radio. Oggi i ragazzi ascoltano meno la musica oppure ne ascoltano troppa, ma senza pensarci più di tanto. Un tempo, noi i dischi li acquistavamo, oggi non più; e questi meccanismi giocano a sfavore della creatività.

Quali sono le tue fonti?

I tanti dischi che ho messo da parte negli anni fin da ragazzo e i tanti che ho digitalizzato, raggruppando gli archivi di amici e colleghi. E poi i libri che mi danno notizie sugli autori e sul loro contesto storico.

Cosa c’è nel presente e nel futuro di Sergio Mancinelli?

Per ora solo la radio, perché il lavoro di preparazione non finisce mai: questa è la mia vita.

A Ayroldi