Heart Of Stone: Gloria Campaner & Leszek Możdżer all’auditorium Gervasio di Matera, 5 maggio 2019

Matera è stata la prima tappa del tour nazionale Heart Of Stone.

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Matera – auditorium Gervasio
12 maggio 2019
Gloria Campaner, pianoforte, sintetizzatori, pietre di Pinuccio Sciola
Leszek Możdżer, pianoforte, sintetizzatori

Un bell’auditorium dall’eccellente acustica (l’auditorium Gervasio) e una perfetta organizzazione che accoglie il pubblico convenuto a Matera da ogni parte della Puglia per questo concerto, come annuncia il Maestro Piero Romano – eccellente padrone di casa e direttore artistico dell’evento – nonché direttore dell’orchestra Magna Grecia. Matera è capitale europea della cultura 2019 ed è finemente attrezzata per offrire proposte artistiche nuove e di ottimo livello. Il pubblico, accorto e competente, si appresta ad assistere alla prima nazionale del tour Heart Of Stone, realizzato in collaborazione con l’Istituto Polacco di Roma.

Leszek Możdżer, Gloria Campaner, Pinuccio Sciola

Sul palco due pianoforti, un ricco set di percussioni, un paio di sintetizzatori e le pietre sonanti di Pinuccio Sciola. Non tardano ad arrivare Gloria Campaner e Leszek Możdżer. Due linguaggi musicali a confronto: quello forbito, classico e terso della Campaner, da una parte e quello romantico, impetuoso, elegante e ricercato di Możdżer dall’altra. Un incontro artistico che aveva già dato gustosi frutti nell’album «Live At Enter» e che a Matera ha trovato una novella diversa, ricca di ottimi spunti per il futuro.
L’inizio è già buono per scardinare ogni certezza, perché Gloria Campaner si accomoda alla tastiera elettronica e decodifica dei suoni, degli accordi che fanno da tessuto al periodare ostinato e ruggente di Leszek Możdżer che, via via, si guadagna sul campo il titolo di ricercatore di suoni, addobbando le corde del pianoforte ora con un panno che ovatta i suoni più acuti, ora con aggeggi che restituiscono sonorità barocche. La musica travolge e scatena subito il pubblico in scroscianti applausi, che danno coraggio ai Nostri aprendo un dialogo quasi continuo: una sorta di guida all’ascolto di brani e autori spontanea. E già, perché qui nulla è costruito. I leggeri e simpatici siparietti tra i due, il gigioneggiare soave con il pubblico, è frutto di una verace voglia di dialogo. Spetta poi al pianista polacco impossessarsi del sintetizzatore e fare da tappeto alla sfavillante interpretazione della Campaner di Claire de lune di Claude Debussy. Indossano, poi, entrambi i rispettivi pianoforti per dare voce a Sergey Prokofiev, Toccata d-moll op. 11, con l’argentino suono che fuoriesce dal piano preparato da Możdżer e tutta la tempesta dell’incontro tra la partitura (perfettamente rispettata da entrambi) con le improvvisazioni a latere del pianista di Danzica che accentano gli ardimentosi accordi di Prokofiev.
Un capitolo a parte, anche rispetto al menzionato album, merita Fur Alina, nell’esecuzione solipsistica dell’artista di Jesolo che interpreta con appassionato ardore il minimalismo di Arvo Pärt. Możdżer torna in campo per far partire una roboante esecuzione in crescendo di Libertango di Astor Piazzolla.
Lady Stoned apre le porte all’universo di Pinuccio Sciola, con le pietre magnificamente intonate dalla Campaner, che utilizza oltre alle mani, anche l’archetto per liberare i suoni ancestrali che fuoriescono dalla levigatura e dalle pieghe scolpite.
Il gran finale è affidato alla genialità di Witold Lutoslawski artefice di Paganini Variations, che infiammano i pianoforti, il pubblico e i bravi percussionisti dell’orchestra Magna Grecia che sorreggono la struttura con la panoplia percussiva a loro disposizione.
Un concerto-incontro-collaborazione che mette un altro sigillo al connubio jazz e classica; un connubio che funziona, però, se gli artisti sono capaci di scambiarsi gli abiti, di condividere i loro rispettivi mondi e sanno mettere mani all’argilla e al fuoco per creare un solo linguaggio. Gloria Campaner e Leszek Możdżer sono i demiurghi di tale officina. E, nonostante i due encore, il pubblico non sfila via subito, perché s’alza dal desco con ancora un discreto appetito: come si confà nei migliori bistrot gourmet.
Alceste Ayroldi