Grazia Di Michele: il nuovo album «Folli voli», i suoi sogni e progetti

663
Grazia Di Michele

«Folli voli» è il nuovo album della cantautrice Grazia Di Michele pubblicato dalla Incipit Records. Ne parliamo con lei.

«Folli voli» è un album geografico, perché vi sono rappresentati tanti paesi: dall’Italia a Israele, Stati Uniti, Colombia, Polonia, Brasile e tanti altri. Cosa ti ha spinto verso questa scelta artistica?Sembra retorica, ma la musica è universale, e mi sono innamorata dell’idea (o della follia) di portare in Italia canzoni bellissime e forse un po’ ostiche, magari per via della lingua originale in cui sono state scritte. Con Alberto Zeppieri abbiamo scelto una traduzione libera, che rispettasse soprattutto metrica e suoni originali. Questo per me vuol dire snaturare il meno possibile l’opera.

E la scelta dei brani segue un messaggio?
La scelta segue un criterio affettivo, innanzitutto. Sono brani di cui mi sono innamorata sin da subito. Ma poi, volendo approfondire, sono temi che ritornano nella mia vita e quindi anche nel mio lavoro. Sono sentimenti legati alla separazione, all’aspirazione al cambiamento, alla ricerca di un senso spirituale della vita, alla maternità…

Vi è un’ampia dose di folklore, delle radici della popular music. Il passato, spesso, è una terra straniera. Pensi che si debbano recuperare le radici della nostra musica e anche della nostra storia?
Nei numerosi corsi che tengo in tutt’Italia comincio sempre da lì, dal folk. Il folk è il rock prima della chitarra elettrica, è l’espressione più pura e vera dell’anima di un popolo. E’ allegria, nostalgia, se vogliamo essere esterofili, saudade. E’ la festa dopo la fatica, è l’occasione di incontri amorosi. Per questo forse tende a passare di moda, perché la vita che racconta si è trasformata, ha cambiato ritmi, tutto si consuma in fretta e si racconta – di conseguenza – con un’esibizione da un minuto e venti nei talent.

Hai tradotto i brani. Che criterio hai seguito? Letterale o semiotico?
Come ti dicevo prima la traduzione è stata un’operazione condotta con Alberto Zeppieri, che è un esperto di adattamento «creativo» di testi stranieri. Non abbiamo tradito il significato originale, ma siamo stati più attenti al suono, alla metrica. Un criterio semiotico, come suggerisci. Falling slowly, ad esempio, è diventata Folli voli, oppure Cada dia è diventata Casa mia, ma ovviamente non abbiamo stravolto il senso letterale. In alcuni casi la traduzione è quasi letterale, come in Uri dai capelli neri.

Grazia Di Michele

 

Per quanto riguarda la traslitterazione in lingua italiana, quali difficoltà hai trovato nell’adattamento nel corpo melodico – armonico del brano?
Il grosso del lavoro lo ha condotto Alberto Zeppieri, che è un poliglotta e un poeta. Io sono intervenuta per adattare il senso al mio sentire e a volte per adeguare metricamente dei versi.

«Folli voli» è il tuo primo album da «non cantautrice. Una scelta voluta o casuale?
In realtà l’unico inedito è Come la musica, la cui melodia è scritta da Bungaro. Racconta dell’identificazione di una donna con la musica. Mi sembrava il giusto sugello in un album in cui volevo dare peso non al mio pensiero, non al mio vissuto o a una mia storia, ma alla musica. Folli voli  è la riproposizione di Falling slowly, un brano che ho amato sin dal primo minuto, esattamente come ho amato il film per cui ha preso l’Oscar come miglior canzone, Once.

Ed è un disco con tante e importanti collaborazioni.  Come sono nate e come è nato questo progetto musicale?
Le collaborazioni principali sono con gli interpreti dei brani originali, come Kayah, una voce intensa, calda, conosciuta per essere una delle più grandi interpreti polacche, e Kaiti Garbi con cui ho inciso Anime insieme a Maurizio Lauzi. Ivan Segreto, invece, lo conoscevo e lo ammiravo per aver portato il siciliano nel jazz in uno splendido disco, ricordando che il testo di una canzone è significato, ma anche e soprattutto suono. Mi sarebbe piaciuto collaborare con lui e quando bisognava scegliere una voce con cui duettare in Folli voli, la sua voce mi sembrava quella giusta. E infatti in sede di registrazione del duetto è andata con “un buona la prima”. Cosa rara.

Si diceva un disco che parla diversi e differenti idiomi musicali, che arriva in un periodo in cui si alzano sempre di più i muri contro l’immigrazione. Il tuo è anche un messaggio d’apertura in questo senso?
Per quanto riguarda l’immigrazione, direi che non è un tema, è IL tema, accanto all’altro, ugualmente importante che è la cura del pianeta. Ebbene per queste due questioni i nostri politici non fanno niente, anzi…. fomentano guerre, alimentano commerci di armi, devastano territori, «colonizzano» impoverendo interi Paesi e poi si meravigliano che le vittime di questi disastri cerchino di sopravvivere altrove. Bisogna essere davvero stupidi per non capirlo, o dei politici appunto. E i media invece di puntare il dito contro le cause di questi flussi migratori, puntano il dito contro i problemi che questi flussi comportano, alimentando frustrazioni e divisioni. I problemi ci sono, esistono, ma non è discriminando questa gente che si risolvono. Il contrario dell’amore non è l’odio, ma la divisione, è fare di una differenza motivo discriminante. Ho avuto il piacere di conoscere il cantautore israeliano Idan Raichel, di cui canto due brani. I suoi spettacoli sono l’esempio di come la musica sia unione, dialogo e divertimento tra artisti con provenienze diverse. Noa viene contestata dai filo-palestinesi per una parola di pace che ha detto: se non sei con noi, sei contro di noi, le dicono. Stiamo impazzendo? Questa gente è accecata da catechizzatori di guerra. Cambierebbero idea se sentissero almeno una volta nella loro vita la dolcezza di un canto di Noa.

Visto il numero di collaboratori, non sarà semplice portarlo sui palchi. Hai già una soluzione in tal senso per i live?
Io dico che quando una canzone funziona solo con una chitarra è una canzone che funziona e questi brani hanno questa caratteristica. Ma per fortuna ho anche una band di professionisti bravissimi che mi supporta: Fabiano Lelli, Andy Bartolucci, Marco Siniscalco e  Paolo Yuric fanno miracoli. Con Ivan Segreto divideremo il palco a RTL per un live tutto nuovo e sto lavorando per ospitare anche gli altri colleghi con cui ho avuto il privilegio di lavorare.

Quando confluiscono suoni da tante parti del mondo, si usa attribuire il termine World Music. Se fossi costretta a dare un’etichetta musicale a questo disco, a quale genere l’apparenteresti?
Sarebbe sufficiente creare un’etichetta «Musica da ascoltare». Sai, come si faceva una volta, magari in casa e con la cuffia. Sarebbe un onore sapere che qualcuno può dedicarmi un’ora della sua giornata, come una forma di meditazione.

Tornerà presto Grazia Di Michele cantautrice?
Prestissimo. Ad aprile al teatro comunale dell’Aquila ci sarà l ‘anteprima del mio nuovo album «Ritratti» che sto scrivendo con mia sorella Joanna su cui è stato costruito uno spettacolo. Racconteremo storie  al femminile molto particolari. Il cd uscirà il prossimo anno.

Sappiamo che svolgi anche un’intensa attività didattica, anche come musicoterapeuta. Ce ne vorresti parlare?
Sì, come insegnante di canto, come musicoterapeuta e anche come insegnante di scrittura. Ho delle classi di ragazzi meravigliosi e già molto maturi artisticamente. Alcuni sono nati già come cantautori, altri si sono voluti cimentare nella scrittura, partendo dal loro percorso da interprete. Per me è una enorme soddisfazione. Ho prodotto anche un album per diciannove dei miei allievi  «Promesse» e con loro abbiamo fatto qualche spettacolo in giro per l’Italia. Mi capita anche di fare dei master sulla Musicoterapia, comincio a vedere un grande interesse per questa nuova “scienza” e per quanto mi riguarda continuo a fare ricerca.

Cosa consigli da subito ai tuoi allievi?
Guardare film, leggere libri, ascoltare musica. Assorbire la vita che gli si offre generosa, con gioie e dolori, stare in contatto con la propria anima e le proprie emozioni.

Quali sono gli altri «lavori in corso» di Grazia Di Michele? 
In corso ci sono le lezioni coi miei ragazzi, uno spettacolo che debutta ad aprile al teatro dell’Aquila e che anticipa l’uscita del prossimo disco, ma soprattutto dei concerti. Il primo live lo stiamo preparando per RTL con
Ivan Segreto.

Qual è il tuo sogno nel cassetto? 
Professionalmente ho avuto la fortuna di realizzarne tanti: l’incubatrice sonora per i bambini nati prematuri, che ho progettato e realizzato insieme ad
Alfredo Bigogno è diventata una realtà, ho cantato all’ONU a New York, ho partecipato a Festival molto gratificanti, ho lavorato in teatro, insegnato canto e scrittura…. mi piacerebbe realizzare un intero concerto con un’ orchestra sinfonica. Ho avuto delle esperienze con l’ Istituzione Sinfonica Abruzzese e sono stata ospite di altre orchestre per l’esecuzione di alcuni brani ma mi piacerebbe fare un concerto intero, magari facendo provare l’esperienza anche ai miei ragazzi. Nella vita non professionale riesco a fare sogni enormi per l’umanità, per il pianeta, per i bambini. Sono sogni che cominciano come idee, poi diventano progetti, e poi chissà, magari riusciremo a realizzare l’impossibile .

Alceste Ayroldi