Gianicolo in musica prima edizione: parla il direttore artistico Roberto Gatto

Dal 7 giugno al 15 settembre oltre sessanta concerti in piazza Garibaldi, Roma

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Roberto, tu non sei tra quei musicisti che fanno la corsa per diventare direttori artistici. Cosa ti ha spinto ad accettare la proposta dell’associazione Roma Musica e Cultura?
Non sgomito per fare il direttore artistico ma ho accettato principalmente perché si tratta di una manifestazione che ha luogo a Roma e mi fa piacere che qui possa ripartire una manifestazione che possa contribuire a far accrescere il livello artistico e culturale della città.

La location merita qualche parola in più. Perché avete scelto il Gianicolo?
Il Gianicolo uno dei luoghi che sono stati probabilmente usati di meno per questo tipo di manifestazioni, parlo della terrazza del Gianicolo. Se si va indietro negli anni e si pensa alla Quercia del tasso un posto che negli anni Settanta è stata sede di concerti meravigliosi; quindi quest’anno è una bella novità riportare il jazz al Gianicolo, indubbiamente uno dei posti più belli di Roma.

A Roma di jazz non se ne vede più tanto come prima. Questo festival vuole essere una rivendicazione della centralità romana nel jazz?
No, non ha l’intento di essere una rivendicazione della centralità romana del jazz. Il jazz si fa un po’ ovunque e, tolte le manifestazioni storiche come villa Celimontana di un tempo e altre poche iniziative nel corso degli anni, era un po’ che non si rivedeva un programma così vario e ricco di appuntamenti interessanti: così Roma ritrova un suo spazio per questa musica.

Un lungo e articolato programma. Vorresti parlarci delle tue scelte artistiche per questa edizione?
Le scelte artistiche sono collegate al mio punto di vista, a uno sguardo che ho dato da musicista: molti dei musicisti coinvolti sono artisti con cui collaboro e continuo a collaborare; poi, mi è sembrato giusto che ci fossero dei musicisti rappresentativi delle generazioni precedenti alla mia, come Pieranunzi e Rava, altri della mia e altri ancora più giovani. Come ho detto, il programma vuole essere variegato, cercando di dare spazio a tutti generi della musica da quelli tradizionali a quelli più all’avanguardia e moderni, passando per gruppi che propongono musiche originali e leader storici.

Dario Deidda e Gegè Telesforo

 

Ben Wendel

L’inserimento dell’esibizione di giovani musicisti costituisce una rarità nel panorama jazzistico italiano, soprattutto in estate. Pensi che i giovani abbiano poco spazio per farsi conoscere?
I musicisti giovani si fanno spazio da soli, però spesso nei palinsesti dei festival estivi e invernali fanno fatica ad apparire e trovo che tra i giovani ci sia una qualità fantastica. Sono personalmente interessato a quello che fanno i giovani e, anche per questo, ho sempre scelto di lavorare con loro: mi sembra giusto che abbiano uno spazio adeguato. Così ho voluto bilanciare i nomi dei big con una buona compagine di musicisti giovani.

Seamus Blake
The Italian Trio

Quanto impegno richiede e, soprattutto, quanto tempo sottrae alla tua attività principale di musicista?
L’impegno della direzione artistica è quello che un musicista può sostenere; è un’attività abbastanza intensa ma lascia spazio anche ad altre cose, come suonare, insegnare e, a buon bisogno, capiterà a tutti o sarà capitato di essere coinvolti nella direzione artistica.  Ripeto che non sgomito per farlo, anche se mi è capitato in passato di essere investito di tale incarico. E’ un ruolo difficile perché ci si espone ma questa è una prima edizione e non posso accontentare tutti musicisti. Sarà mia cura, sperando che la manifestazione abbia seguito nei prossimi anni, di fare una rotazione onesta e democratica aprendo anche a tutti i generi tra jazz tradizionale e all’avanguardia, visto che non ho preclusioni per nessuno di questi generi e mi piacerebbe fare un festival vario, misto di generi e non un festival di etichetta.

Daniele Sepe

C’è chi sostiene che un musicista non dovrebbe svolgere il ruolo di direttore artistico, per  potersi sottrarre a giochi di scambio e per poter essere più indipendente come artista. Tu cosa ne pensi in merito?
Questo è da vedere. Se uno riesce a rendersi conto che può fare un programma bilanciato e non pendere da una parte o dall’altra, essere onesto e neutrale, non c’è nulla di male. L’occhio di un musicista a volte può risultare più appropriato rispetto a un imprenditore che fa una direzione artistica. Se ne vedono molte di situazioni in cui l’assoluta mancanza di conoscenza crea disastri.

Cosa dovrebbe-potrebbe fare lo Stato per migliorare la situazione delle attività festivaliere, rassegne jazz italiane?
Non è di mia competenza, ci sono tante associazioni che se ne occupano. Forse la strada è quella, sono anni che ci si prova e spero che chi è dietro a queste iniziative riesca: io sono poco adatto e lascio questa domanda a loro.
Qui di seguito tutti i recapiti per le info e il programma completo:
Info line & prenotazione tavoli cell. 331.7098854
www.ilgianicolo.it – email: gianicoloinmusica@gmail.com
Alceste Ayroldi

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