Gezziamoci 2017, Matera 12 agosto 2017

239
Gezziamoci 2017
Soundcheck in corso. Lars Danielsson e Gregory Privat al Terrazzo delle Monacelle per Gezziamoci 2017

Trent’anni di Gezziamoci, il festival più longevo del Sud Italia, organizzato dall’Onyx Jazz Club di Matera, sotto la stella del patron Luigi Esposito. E il sodalizio festeggia con quattro serate che formano un cartellone gustoso: dall’omaggio a George Gershwin di Vincenzo De Filpo al trio di Kekko Fornarelli (10 agosto); dal collettivo Sincretico del fisarmonicista Vince Abbracciante (11 agosto), per chiudere in bellezza il 13 agosto con il concerto all’alba in contrabbasso solo di Lars Danielsson e la performance serale del trio di Uri Caine. Sede dei concerti la suggestiva terrazza a picco sui Sassi materani de Le Monacelle, che fu dal 1594 in poi conservatorio per ragazze povere e non sposate, mentre oggi è anche un albergo esclusivo che tiene in serbo intatta tutta la memoria storica.

Sabato 12 agosto, il repentino crollo della temperatura che sbandierava un fresco autunno, non ha fermato l’affezionato pubblico del Gezziamoci che è accorso in buon numero per Lars Danielsson e Gregory Privat.

Da qualche tempo Danielsson ha cooptato nel suo quartetto il pianista francese originario della Martinica, tant’è che siede agli ottantotto tasti anche nel terzo capitolo di «Liberetto», aggiudicandosi quel posto che fu di Tigran Hamasyan. Il compositore, contrabbassista e violoncellista svedese ci ha visto giusto, perché Privat sa declinare qualsiasi verbo e i due si trovano a meraviglia nel passeggiare all’interno della trilogia costruita da Danielsson. E’ questo, infatti, il leitmotiv: attraversare i tre Liberetto, dandogli una veste più intima, ma non cameristica. Già, perché i due musicisti non si risparmiano e Danielsson lo fa vedere da subito, quando apre con Liberetto – tratta dal primo album – con un contrabbasso solo ispirato, ricco di fioriture e con una sottile rete di elettronica che tesse le trame. Poi, è la volta di Orange Market (ancora dal primo della triade), con Privat che si scalda le mani e detta un pedale con un crescendo armonico intenso. La bellezza compositiva di Danielsson viene fuori con prepotenza in Miniature e travolge il pubblico che, a dispetto della temperatura, si scalda in maniera inversamente proporzionale al rigore termico.

Danielsson e Privat si guardano, giocano, si trovano a menadito irrompendo nel recentissimo Lviv dove la precisione poetica del bassista svedese emerge in tutto il suo splendore, gareggiando con la perfetta regolarità e articolazione delle mani di Privat, geniale nel trovare soluzioni e dissonanze. Passacaglia è uno di quei brani che mettono – o dovrebbero – fine all’eterna querelle tra classica e jazz, lì dove si incontrano con rara perfezione i due emisferi determinando una linea melodica cantabile, sottolineata dalla chiarezza espositiva del pianista franco-creolo e dalle seducenti linee di basso di Danielsson, capace con l’archetto di riverberazioni acute e stratificate. Dopo Africa, che mette in chiaro quanto Danielsson abbia a cuore la ricerca musicale e sia tra i pochi a sapere mettere nello stesso crogiuolo forme diverse, arrivano due encore e una standing ovation per un concerto dalle forti emozioni.

Alceste Ayroldi