For Those I Never Knew – Tributo a Luca Flores

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Luca Flores
For Those I Never Knew -tributo a Luca Flores - foto Marco Borrelli

Sala Vanni, Firenze, 14 settembre 2017

Dal 13 al 17 settembre la prima edizione del Firenze Jazz Fringe Festival, sotto la direzione artistica di Furio Di Castri, ha offerto un ampio ventaglio di proposte: quarantacinque concerti distribuiti in vari spazi suggestivi dell’Oltrarno, la parte più caratteristica del centro storico; alcuni progetti originali e incontri inediti; larga rappresentanza di musicisti italiani con alcuni ospiti stranieri (Bojan Z e Nguyên Lê tra questi). La manifestazione ha richiamato – complice anche la gratuità degli eventi – l’attenzione di un pubblico vasto ed eterogeneo, fornendogli al tempo stesso la possibilità di “vivere” diversamente la propria città.

Tra gli eventi di maggior spicco va senz’altro annoverato il tributo dedicato a Luca Flores da un quintetto riunito dal vibrafonista Alessandro Di Puccio (suo stretto collaboratore e amico fraterno) sotto la denominazione For Those I Never Knew, una delle più suggestive composizioni del pianista. Per chi non lo sapesse, vale la pena di ricordare la vicenda di Flores, morto suicida nel 1995 a 39 anni. Tra i principali animatori della vitale scena jazzistica sviluppatasi a Firenze negli anni Settanta e Ottanta intorno al circuito del Centro Attività Musicali “Andrea del Sarto”, Flores era pianista, compositore e didatta di straordinario talento, capace di mutuare nel proprio originale approccio elementi desunti da Herbie Hancock e McCoy Tyner, e di farsi apprezzare da giganti quali Lee Konitz, Chet Baker e Dave Holland. Uomo dal carattere mite e sensibile, ma introverso e fragile, fu colpito da disturbi psichici che lo portarono ad episodi di autolesionismo, fino al tragico epilogo causa di profondo dolore per tutta la comunità musicale fiorentina.

Luca Flores
Una immagine d’archivio di Luca Flores al pianoforte

Il quintetto assemblato per l‘occasione da Di Puccio comprendeva Mauro Avanzini (sax alto e flauto), Antonio Zambrini (piano), Guido Zorn (contrabbasso) e un altro collaboratore e sodale di Flores, il batterista Alessandro Fabbri. Un esplicito riferimento al Matt Jazz Quintet diretto dal pianista, che nella formazione originaria allineava – oltre a Di Puccio – Marco Vaggi al contrabbasso, Gianni Cazzola alla batteria e un altro musicista tragicamente scomparso, il sassofonista Maurizio Caldura. Senza retorica né fronzoli Di Puccio e compagni hanno fatto degnamente rivivere alcune delle pagine più coinvolgenti di quell’avventura, dimostrando la modernità della scrittura di Flores. How Far Can You Fly? mette in evidenza una componente melodica che valorizza il respiro del tema e le sue immediate conseguenze. Sophia poggia su un ostinato disegnato dalla mano sinistra – evidente influenza di Tyner – e punteggiato da accordi aperti e felici combinazioni timbriche. Land Of No Return e Sharp Blues godono di temi e impianti ritmico-armonici ingegnosamente strutturati, che garantiscono alle esecuzioni articolati sviluppi improvvisativi, grazie alle incisive aperture impresse da Di Puccio e ai ficcanti inserimenti di Avanzini. Nel pieno rispetto della filosofia di Flores, che amava tutti quei musicisti che suonavano ogni nota come se dovesse essere l’ultima.

Enzo Boddi