Federica Michisanti Horn Trio e Louis Sclavis – Palestrina, 25 luglio 2020, Museo Archeologico

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Una Striscia di Terra feconda 2020 – XIII Edizione

Per la seconda serata di questa XXIII Edizione, il Festival franco-italiano di jazz e musiche improvvisate diretto da Paolo Damiani e Armand Meignan (quest’anno ospitato tra Palestrina, Caprarola, Subiaco e Roma), presentava uno degli appuntamenti più attesi. Infatti Federica Michisanti, miglior nuovo talento nel Top Jazz 2019 di questa rivista, grazie all’attribuzione anche del Premio SIAE 2019 per l’originale ricerca compositiva, aveva maturato l’invito all’edizione 2020 del Festival, guadagnando anche la facoltà di esibirsi, assieme all’Horn Trio (oltre alla leader, Francesco Lento alla tromba e al flicorno e Francesco Bigoni al tenore e al clarinetto), con un ospite francese di propria scelta.

L’opzione è caduta su Louis Sclavis, che era risultato vincitore della medesima edizione del Top Jazz come autore del migliore disco internazionale, con l’album «Characters On A Wall». Una determinazione, quella assunta dall’artista romana, che non nasceva da valutazioni momentanee, ma era profondamente radicata nell’ammirazione per il grande clarinettista francese, visto sempre come un riferimento assoluto e uno spirito artistico affine. Il concerto di ieri sera, nella bella cornice del Museo Archeologico di Palazzo Barberini, giovandosi di un’acustica ottimale, si è svolto in una dimensione rigorosamente acustica, che ha contribuito, insieme alla presenza di tanti reperti artistici di grande valore, alla presenza della Dea Fortuna, alla creazione di una fortissima suggestione.

I quattro hanno dato vita a un raffinato impianto cameristico, con la consueta attenzione riposta nel timbro e costruzioni armoniche ricavate da contrappunti e giustapposizioni. Sono stati presentati otto brani, piuttosto articolati, tre tratti dagli album del trio italiano: Whistling, Purple e Your Books; tre portati in dote dal Maestro francese: L’homme Sud, La Dame de Martigues ed Extases; due, infine, messi a punto per l’occasione: Fin e And I Learned How To Swim. Il trio, tramutatosi per l’occasione in un quartetto, ha saputo accogliere nel modo migliore l’ospite prestigioso, da parte sua «donatosi» con la consueta proverbiale disponibilità ai più giovani compagni di viaggio, mantenendo spunti di conversazione circolare e valorizzando al massimo le occasioni di incontro e scontro.

Ecco, lo spirito della serata, che un pubblico attento e numeroso ha mostrato di cogliere con puntualità, attinge esattamente quello che è caratteristico di questo Festival così longevo, che trova la propria ragion d’essere nella creazione di opportunità. Proprio in questo è l’intima essenza del confronto tra culture affini: ampliare e moltiplicare le possibilità, di incontro, di crescita, di confronto, di dialogo, piuttosto che frammentarle, rerefacendole e rendendole sterili. La Musica nuova che è nata in questa serata lo dimostra appieno.

Un pur breve resoconto sarebbe monco e profondamente ingiusto se non si lodasse lo spirito di disinteressata disponibilità che le strutture museali, con a capo l’architetto Marina Cogotti, hanno saputo offrire. Le persone presenti, necessarie per garantire lo svolgimento dell’evento in assoluta sicurezza, lo hanno fatto a titolo di esclusiva disponibilità personale, non altrimenti remunerata che attraverso la consapevolezza di avere reso un servizio alla Bellezza e all’Arte.

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