Enrico Rava & Makiko Hirabayashi – Bari, 5 ottobre 2017

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Enrico Rava & Makiko Hirabayashi
Enrico Rava e Makiko Hirabayashi

Enrico Rava & Makiko Hirabayashi  – Bari, teatro Forma, 5 ottobre 2017

Dice bene il direttore artistico della rassegna Nel gioco del Jazz, il musicista di pregio e vaglia Roberto Ottaviano quando, con un aplomb che si mescola bene con l’evidente passione, ricorda a tutti chi sia Enrico Rava. Quanto sia importante il suo ruolo di pater familias nel jazz system, italiano e non, nello scovare e tenere a battesimo dei talenti che, probabilmente, non avrebbero trovato la giusta ribalta per il loro acume musicale.

Rava questa volta va a stanare Makiko Hirabayashi dal fronte nippo-danese (la musicista nativa del Giappone risiede in Danimarca) e con lei affronta il suo repertorio, alcuni dei brani a lui più cari. Rava è armato del solo flicorno, che sottolinea il lirismo delle sue opere. Dal ricco canzoniere del trombettista triestino escono sempre cose belle, come Interiors, eseguita con incredibile passione dalla Hirabayashi, che non perde un colpo e tiene perfettamente a mente, nota dopo nota, la scrittura di Rava. Rava imbecca, dà spunti, lancia l’amo e la pianista giapponese abbocca con maestria e tatto, rielaborando con uno stile personale, romanticamente focoso, ogni passaggio.

Nella mente di Rava passa anche John Abercrombie, nel suggestivo dipinto di Tears For Neda dalla marcata linea melodica, con i guanti di velluto e il suo vibrante flicorno disegna armonie decise, esaltate dal tocco classico della Hirabayashi.

Si aprono le porte del Giappone – o giù di lì – con Songtree e il piano preparato dalla Hirabayashi, che accarezza con lucida bravura ogni nota che ne fuoriesce metallica.

Un serrato dialogo dove non si perde un colpo e che scivola via con appassionata partecipazione anche del numeroso pubblico. Chapeau ad Antonio Carlos Jobim con Retrato em branco e preto, golosamente eseguito da Rava al quale difficilmente rinuncia. Un dialogo acceso, romantico, passionale per Hirabayashi che intona la musica del Maestro al suo cospetto con un pianismo determinato, tecnicamente ineccepibile.

La verità è che i due musicisti si trovano a meraviglia e completano l’universo «raviano» con My Funny Valentine e con due bis richiesti a pieni polmoni e mani battenti, che hanno fatto alzar il pubblico con la sensazione di aver gustato un’ottima cena.

Merita una menzione la rassegna ospitante che vede coinvolti, oltre a Ottaviano, Pietro Laera come coordinatore artistico e Donato Romito come presidente dell’associazione. Ve ne sono poche di rassegne che non attingano abbondantemente ai soliti giri dei soliti musicisti e dei soliti manager proponenti. Una rassegna il cui impianto non è essere accattivante o roboante a tutti i costi, ma far ascoltare ottima musica, volti nuovi e proposte progettuali di spessore.

Il prossimo appuntamento è con il trio del chitarrista danese Jakob Bro il 27 ottobre.  

Alceste Ayroldi