DOPPIO DUO AL PIACENZA JAZZ FEST

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9 marzo 2014, Piacenza, CONSERVATORIO NICOLINI 

GWILYM SIMCOCK & YURI GOLOUBEV

RALPH TOWNER & JAVIER GIROTTO

Il numero due ha caratterizzato il secondo appuntamento nel cartellone del Piacenza Jazz Fest: due set, ciascuno affidato a un duo, un doppio bis e, in tutto, due ore di poetica musicale che hanno incantato il pubblico presente.

Il primo set risulta il più difficile da riportare a parole. Trasporre in poche righe tutta la profondità, la tecnica, l’interplay e, in ultima analisi, la meravigliosa capacità di dipanare con semplicità e simpatia stilemi assai complessi è impresa quasi impossibile. Viene in aiuto – anche se in modo parziale – il cd «Reverie at Schloss Elmau», appena pubblicato dalla Act e che vede protagonisti, appunto, Gwilym Simcock al pianoforte e Yuri Goloubev al contrabbasso. Il disco narra dell’ennesimo doppio binario da cui è costituita questa musica: un’alternanza imprescindibile di matrici jazz e classiche, i lieder di Schumann e la Réverie di Giovanni Bottesini per arrivare a Samuel Barber, ma anche composizioni create per essere danzate, come Antics. Respiro pulsante, e tema eseguito con una tale e complessa delicatezza da lasciare senza fiato. Al contrabbasso, il geniale musicista russo si divide tra un’interminabile cascata di note – che infiamma il pubblico come in Vain Song, da lui scritta e dedicata a Simcock – e la sensazione di tempo sospeso donata dall’archetto, come per esempio in Flow che il pianista definisce dotato di soaring feel: una sensazione che vola altissima e che a nostra volta ci fa volare.

Platea a bocca aperta, non un solo rumore né un applauso che possa interrompere l’incanto, mentre i musicisti stemperano l’intensità dell’esibizione con ironia, accompagnando il pubblico a comprendere la musica o addirittura ad acquistare i cd in vendita nel foyer («…scusateci, noi musicisti siamo costretti a volare con compagnie low cost, aiutateci a non portare indietro i cd così il bagaglio sarà meno pesante e pagheremo di meno…» dice sorridendo Goloubev). Il bis alla fine è una versione di Wishful Thinking di cui potremmo parlare molto a lungo e alla quale il pubblico decreta un applauso infinito avvertendo già la mancanza di una tale meraviglia. Tempo neanche un’ora e sarà costretto a ricredersi.

Il direttore artistico del Festival, Gianni Azzali, invita poi sul palco il secondo duo non prima di rendere tutti partecipi del malanno stagionale che ha colpito il sassofonista argentino Javier Girotto. In effetti l’accadimento rende leggermente sbilanciata l’esibizione e, nonostante l’innegabile virtuosismo di Girotto al soprano, è il chitarrista Ralph Towner ad accendere la scena, forte anche di un’inaspettata performance pianistica e della paternità di tutti i brani. Ai quali, ne siamo certi, una migliore forma fisica del sassofonista avrebbe garantito un contrasto piacevole tra note tese, intervalli ampi e quel tocco di impeto e ‘latinità» da sempre ben presenti nello stile di Girotto.

Una My Foolish Heart eseguita da Towner in solitudine e l’ultimo brano, giustamente in crescendo per invocare il più forte applauso, sono la premessa a un  fuori programma che resterà a lungo tra i ricordi più belli del Piacenza Jazz Fest: una volta chiamato il bis, Towner – con un colpo di teatro – invita sul palco Simcock e Goloubev. Il pubblico si divide tra silenzi stupefatti e urla da stadio, mentre Girotto accenna un tema stupendo e lontano, e già tra le file c’è chi sussurra «Blue In Green… ÈBlue In Green»… Il risultato è una delle versioni più complete, devote e sublimi del celebre brano di Bill Evans. Mancava solo una tromba, volendo, e tra il pubblico c’era già qualcuno che evocava Miles. «Se lui la sentisse così, si commuoverebbe».

Una grande serata in cui non è mancato niente.

L Cattadori