Dianne Reeves 5tet – Ravello Jazz, 5 luglio 2017

132
Dianne Reeves

Ravello Jazz, Belvedere di villa Ruffolo Ravello, 5 luglio 2017

Certo è che Dianne Reeves non poteva che rimanere incantata dal palco a precipizio sulla costiera Amalfitana che l’ha accolta. Il Belvedere di villa Ruffolo ha una vista mozzafiato, che val bene l’impervia strada da affrontare per giungere nella bella località del salernitano. E la Reeves lo dice a chiare lettere, anche rimarcando più di una volta che «Se volete invitarmi anche il prossimo anno, io sono disponibile!». Ma la cantante statunitense ringrazia anche con i fatti, con la sua voce sorprendente, ricca di armonici, padrona delle dinamiche e dal blues sempre sottinteso.

Nel rispetto del copione statunitense, entra in scena dopo un brano dal sostenuto groove lasciato al quartetto, sottolineato dal passo scuro e denso del basso di Reginald Veil. Poi, entra in scena e, dopo aver condotto il pubblico nel suo emisfero jazzistico traghettandolo nel mainstream più elegante, arriva lo «schiaffo» di ringraziamento, quello che infuoca gli animi del numeroso, ordinato e attento pubblico: un intro che evoca l’Africa per ritmi – incalzati e sostenuti dall’eccellente Terreon Gully – e linguaggio espresso magistralmente dalla Reeves, preludio della celebre Minuano di Pat Metheny. L’artista di Detroit tende la linea melodica del brano, la rimpolpa, la decostruisce e la fomenta con arabeschi, abbellimenti e acciaccature che lasciano fiorire la bellezza della composizione. Archiviata questa lunga, e particolarmente gradevole, parentesi, la Reeves sciorina il suo vocabolario jazzistico, caratterizzato da una netta orecchiabilità, attingendo anche dal suo fortunato «Beautiful Life», tra cui Tango, Dreams e Waiting In Vain.

La voce della Reeves è padrona, ma anche il pianismo energico e determinato di Peter Martin, così come le preziose corde delle chitarre di Romero Lubambo: con entrambi, la vocalist gioca, si alterna, va di fioretto con la sua naturale espressività e le generose corde vocali regalatele da madre natura. Arriva anche Nine, altro cavallo di battaglia della Reeves, che tiene banco nella notte stellata grazie alla coralità espressiva e all’interplay del quintetto; brano che fa il paio con lo chapeau a Cole Porter con Love For Sale. Il quintetto padroneggia diversi idiomi musicali, che vanno dai ritmi latin a quelli giamaicani, si affaccia sul mainstream, ruggisce di groove e danza a colpi di swing.

L’apertura della rassegna jazz all’interno del Ravello Festival non poteva avere battesimo migliore. Un festival che, per il secondo anno – il primo, per quanto riguarda una sezione dedicata -, per mano della brava, attenta ed esperta direttora artistica Maria Pia De Vito, brilla per un programma interessante e ricco. Dopo la Reeves, il 16 luglio ha visto come protagonista Wayne Shorter; il 23 luglio il quintetto di Enrico Rava e Tomasz Stanko e vedrà protagonisti l’8 agosto Roberta Gambarini con la Salerno Jazz Orchestra, per chiudersi il 26 agosto con il progetto di Luca Aquino con la Jordanian National Orchestra’s Ensemble.

Alceste Ayroldi