«DESERT ISLAND» IL PRIMO DISCO DEI YOULOOK. INTERVISTA AD ALDO MELLA (2/2)

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Youlook, alias Luisa Cottifogli, Gigi Biolcati e Aldo Mella. Un’idea, un progetto che ha già dato il suo primo frutto: «Desert Island», album inciso per l’Up Art. Ne parliamo con Aldo Mella (seconda parte).

A proposito delle vostre composizioni. Sono state create appositamente per questo disco?

Non tutte. Direi che Desert Island è stata quella composta appositamente per il cd. Per il resto abbiamo attinto dalle nostre risorse personali. Vedi: Valzer del Mercato di Luisa o Di notte di Gigi, brani scritti in momenti diversi e precedenti.

Come avete proceduto in quelle a sei mani?

Le composizioni a sei mani sono solo quelle improvvisate, che ovviamente abbiamo deciso di firmare insieme. Solo Desert Island è firmata con Luisa che ha scritto il testo ed io la musica.

Aldo, per questo progetto quanto hai dovuto modificare la tua tecnica, la tua idea di basso-contrabbasso?

Direi di no, anche perché già di per se sono due strumenti con una tecnica diversa. Diciamo che soprattutto sul basso elettrico il ventaglio di timbri si allarga parecchio. Per esempio trovo sempre molto interessante l’uso del plettro (Afro Blue), oppure le armonie chitarristiche su Manha do Carnaval o il pizzicato alla fine del brano Di notte.

Pensi che questo disco farà storcere il naso ai puritani del jazz?

Penso essenzialmente che questo non sia un disco di jazz, almeno per come lo intendo io. Diciamo che all’interno ci sono molte forme musicali: il rock, il pop, la musica folk , il progressive, l’improvvisazione, ma tutto filtrato dal nostro sound, dal nostro modo di vedere la musica. Questo non significa che di jazz non ce ne sia , ma preferisco considerarlo un lavoro che abbraccia il nostro vissuto musicale, che a mio avviso è molto vasto. Ammetto anche che, oggigiorno, faccio fatica ad immaginarmi tutti questi puritani del jazz.

Da contro: pensi che possa far avvicinare qualche giovane all’universo jazzistico?

Non vorrei trovarmi a fare dei discorsi retorici o tanto peggio nostalgici, ma  penso che rispetto a qualche anno fa la visione complessiva della musica jazz sia molto cambiata. A mio parere sembra che ormai non ci siano più confini  per poter determinare questo genere, ma nonostante tutto a volte ho l’impressione che tutte queste fonti da cui possiamo attingere (la rete, le riviste, i metodi e i media in genere), non facciano altro che creare ancora più confusione. Direi, per usare una metafora, che è come fossimo persi nell’abbondanza. La mia avventura personale potrebbe essere sicuramente un buon impulso per avvicinare i giovani al jazz. Sono passato negli anni attraverso  molte esperienze, e non penso che sia per forza necessario imparare a suonare tutta la musica e tutti gli stili. Sarebbe importante riuscire a far trasparire nella musica  che si suona, qualsiasi essa sia, la nostra impronta, il nostro modo di sentirla e di viverla. Ho avuto la fortuna di  suonare con grandi musicisti, in particolar modo con Franco D’Andrea, con cui condivido la musica da diciotto anni e con cui ho registrato ben undici lavori discografici. Dico questo perché con Franco non si può dire certo che non si suoni del jazz, anzi potrei tranquillamente dire che per me quella è la vera dimensione jazzistica. Nonostante questo si può suonare anche la musica di «Youlook» mettendo al suo interno la stessa passione e la stessa musicalità, ecco perché  penso che la risposta alla tua domanda sia: sì!

Un trio che rimarrà sempre trio, oppure pensate anche di allargarlo?

Su due piedi risponderei istintivamente di no, perché allargare la formazione sarebbe come snaturarne la forma e soprattutto il contenuto. È possibile forse che nel prossimo lavoro discografico ci possano essere degli ospiti, ma è una cosa che stiamo valutando e prendendo in considerazione. In ogni caso mai dire mai!

Qual è il futuro di Desert Island? E quali i prossimi impegni?

Questo è il nostro primo lavoro discografico e per ora sta facendo da traino per i nostri concerti dal vivo. Penso che a breve cominceremo a lavorare per il secondo cd , soprattutto con le idee più chiare sui risultati sonori e timbrici che potremo sfruttare. Nel frattempo stiamo facendo dei concerti di presentazione del disco in rassegne e club e… consultando alcuni veggenti!

 

E tu, Aldo a cos’altro stai lavorando?

In questo momento «Youlook» è il progetto a cui sto dedicando più energia. Ci sono però altre novità importanti. Una di queste è l’uscita per un’etichetta di  New York, la 90&9 Records, di un cd che ho registrato lo scorso anno in trio con Daniele D’Agaro e Elio Rivagli. Il titolo è «Bangalore», da una composizione di Charlie Mariano, con  cui ho avuto il piacere di suonare un paio di concerti. Inoltre continua  la collaborazione con Franco D’Andrea in diverse formazioni. Sto anche pensando all’idea di pubblicare un lavoro per basso solo (Contrabbasso e basso elettrico),ma per ora è tutto in cantiere…da anni!

Alceste Ayroldi

(seconda parte)