Dave Holland New Quartet a Valdarno Jazz

70

San Giovanni Valdarno, Piazza Masaccio

16 luglio

Ospite della quarantesima edizione di Valdarno Jazz, curata da Daniele Malvisi sotto l’egida di Music Pool, il nuovo quartetto di Dave Holland ha proposto vari motivi di riflessione. Infatti, questa nuova tappa nel multiforme percorso dell’instancabile contrabbassista inglese (classe 1946) presenta interessanti contrasti e crea contrapposizioni di non poco conto, a partire dalla stessa composizione del gruppo: Jaleel Shaw (sax alto), Kris Davis (piano e Fender Rhodes). Nasheet Waits (batteria). A questo si aggiunga il fatto che il repertorio è costituito da composizione firmate da tutti i membri.

Come si evince dall’ascolto dell’iniziale Triple Dance (composizione di Holland che figura in «What Goes Around», lavoro orchestrale del 2002), stili individuali e approcci diversi si incrociano e si confrontano, generando tensioni da un lato stimolanti, dall’altro non sempre risolte. Le linee fluenti e plasticamente articolate di Holland – centro motore delle esecuzioni e sempre fonte di compiute architetture – danno luogo a un’interlocuzione efficace e complementare con il drumming di Waits, ricco di figurazioni variegate, agili scomposizioni e passaggi in controtempo. Ne risulta una dialettica costante e feconda.

Kris Davis è una pianista che, dopo aver assorbito la lezione di Herbie Hancock, l’ha proiettata – soprattutto nei propri lavori e in vari altri contesti – in una dimensione avanguardistica in qualche modo influenzata anche da autori del secondo Novecento, Györgi Ligeti e Morton Feldman in primis. Nell’ambito di questo quartetto la pianista canadese ha il compito, almeno in certi frangenti, di rompere gli schemi uscendo dall’impianto armonico con frasi oblique e dissonanti, lavorando anche sulla timbrica, come quando applica delle preparazioni alla cordiera dello strumento nell’introduzione ipnotica e scampanante di Between Nothingness And Infinity, scritta da Waits. Per parte sua Shaw – di cui si ricordano la lunga militanza nel gruppo di Roy Haynes ed esperienze con la Mingus Big Band e Tom Harrell – inanella fraseggi fatti di spirali che si rincorrono (a volte ripetendosi) con innegabile senso del blues e un timbro sanguigno, degno del rhythm’n’blues, che tende a inasprirsi sugli acuti. In certi frangenti, magari, sarebbe auspicabile infondere un respiro più ampio e disteso.

Tutti aspetti, questi, che senz’altro acuiscono il contrasto con la scrittura di Holland, sempre meticolosamente congegnata e non di rado contrappuntistica nel disegno tematico. Fa eccezione il blues di Bring It Back Home, tratto da «Another Land», disco in trio con Kevin Eubanks alla chitarra e Obed Calvaire alla batteria, inciso nel 2019 e pubblicato nel 2021.

Comunque sia, invece di sedersi sugli allori di una pluridecorata carriera, Holland sta cercando di individuare nuove prospettive. Anche in virtù dello spazio riservato alle composizioni dei colleghi, si ha la sensazione che alla base della filosofia di questo quartetto ci sia da parte di Holland un duplice intendimento. Da un lato, esplorare ulteriormente e rinsaldare il legame con il blues. Dall’altro, non rinnegare – anzi, riaffermare – l’importanza delle esperienze avanguardistiche con Chick Corea (nel quartetto Circle e in album come «The Song Of Singing» e «A. R. C.»), con Anthony Braxton e con Sam Rivers. Al momento non è dato prevedere a quali traguardi approderà questo nuovo quartetto, ma è lecito aspettarsi ulteriori e ancor più sostanziosi sviluppi.

Enzo Boddi

Foto cortesia di Valdarno Jazz