Danilo Rea : con Bahrami suono il senso di libertà della musica di Bach

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Danilo Rea

Danilo Rea, come è nata la tua collaborazione con Ramin Bahrami?
La nostra collaborazione è nata da una proposta fattaci per un concerto in duo. Non ci conoscevamo, ci siamo incontrati a Roma per pranzo con i nostri manager: abbiamo immediatamente capito che l’amatriciana piaceva a tutti e due, e si è instaurato fin da subito un buon rapporto. Del resto con Bahrami è facile, è una persona estremamente disponibile. Da lì abbiamo deciso di tentare questa prova di improvvisazione sulla musica di Bach.

Perché ti sei voluto misurare con la musica classica? 
In realtà l’ho sempre fatto: ho studiato musica classica, mi sono diplomato a Santa Cecilia a Roma, poi ho intrapreso un’altra carriera, ma avevo buone chances di diventare un buon pianista di musica classica. Preferivo però l’improvvisazione, quindi ho portato avanti quella e ho fatto ben 3 dischi di improvvisazione su un repertorio di arie liriche – 1 in duo con Flavio Boltro, e 2 in solo –  quindi già verso quella direzione. Già nell’87, in un disco in duo con Roberto Gatto«Improvvisi» – avevo improvvisato su un brano di Debussy, quindi il mio rapporto con la musica classica va avanti da molti anni.

Le vostre variazioni, improvvisazioni sono un’affermazione che la musica classica e la musica improvvisata, il jazz non sono così distanti. Non credi?
Non sono distanti perché nella musica classica, i grandi del passato – come Bach, Mozart, Beethovenerano anche grandi improvvisatori. È una pratica che è andata perduta nella musica classica, i pianisti sono rimasti gli interpreti della partitura ma in realtà i grandi musicisti del passato erano soliti improvvisare, quindi musica classica e jazz non sono affatto lontani da questo punto di vista.

Danilo Rea
Danilo Rea e Ramin Bahrami

Ramin Bahrami ha affermato che «Il più grande jazzista è J.S. Bach». Concordi?
Da un certo punto di vista sì, per il senso di libertà della musica di Bach. Infatti nonostante la sua musica sia incredibilmente architettonica e quindi necessiti di una grande struttura mentale e musicale, ha questo senso ritmico che è molto vicino al jazz, e non è un caso che molti jazzisti lo abbiano riarrangiato (che è diverso da quello che facciamo io e Bahrami).

Avrai sicuramente raccolto le opinioni del pubblico al termine dei concerti. Jazzofili e amanti della classica sono tutti d’accordo o ci sono i soliti irriducibili? 
Devo dire che è andato sempre tutto molto bene. Dopo il nostro ultimo concerto abbiamo venduto 120 dischi, un record.

Quali sono state le maggiori difficoltà che hai incontrato sia nell’eseguire il repertorio che nel confrontarti con Ramin Bahrami? 
Nell’eseguire il repertorio c’è la necessità di usare un’improvvisazione «consona», quindi improvviso ma in chiave bachiana, nel senso che non mi metto a fare bebop, ad esempio. Quando si improvvisa bisogna entrare nella musica che si sta facendo, e non snaturarla. Questa è sicuramente la difficoltà più grande, ma mi riesce abbastanza naturalmente perché lo faccio fin da ragazzo, da quando studiavo al Conservatorio: studiavo musica classica e poi cominciavo ad improvvisarci sopra.

Questo approfondimento sulla musica di Bach e il dialogo con Bahrami hanno cambiato il tuo approccio al jazz? 
No, anzi. Ad esempio ultimamente ad Umbria Jazz Winter ho suggerito ad Enzo Pietropaoli e Roberto Gatto, con i quali ho suonato in trio ad Orvieto, di fare un concerto di puri standard del jazz. Per me è una cosa abbastanza insolita perché anche nel jazz contamino molto. Per me il jazz rimane sempre uno dei punti di partenza della mia formazione musicale.

Danilo Rea
La copertina dell’album di Danilo Rea e Ramin Bahrami

Un tour di concerti che dura già da qualche tempo e ora un disco. Pensi che questo progetto avrà un futuro? Se sì, in quale direzione? 
Festeggeremo il nostro 50° concerto insieme proprio al Teatro dal Verme, abbiamo fatto tanti live insieme e il disco sta andando molto bene. Il futuro di questo duo andrà sicuramente avanti, anche perché siamo diventati amici e andiamo molto d’accordo: si è stabilito un bellissimo rapporto sia sul palco che nella vita. Per i nostri progetti futuri tutte le possibilità sono aperte… Forse affronteremo un altro autore o magari continueremo con la musica del grande Bach, del resto il mondo della classica è talmente vasto da poter attingere a una serie di autori incredibili.

Bach a parte, cos’altro bolle nella pentola di Danilo Rea? A cos’altro stai lavorando?
Sto lavorando con Gino Paoli al suo nuovo disco e tra qualche giorno saremo insieme a Sanremo ospiti di Baglioni al Festival.

Alceste Ayroldi