Dan Weiss Starebaby al Torrione di Ferrara – 26/04/2019

di Libero Farnè

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Dan Weiss Starebaby al Torrione di Ferrara (foto di Gabriella Sartini)
Dan Weiss Starebaby al Torrione di Ferrara (foto di Gabriella Sartini)

Negli ultimi giorni della sua nutrita stagione 2018-19, il Jazz Club ferrarese ospitato nel Torrione San Giovanni, massiccio bastione rinascimentale della cinta muraria estense, ha proposto un quintetto che, insieme ad alcune altre formazioni analoghe, rappresenta al meglio l’attuale ricerca newyorchese. Come nel cd omonimo il Dan Weiss Starebaby ha visto schierati i validissimi Craig Taborn e Matt Mitchell al pianoforte, tastiere e sintetizzatori, il chitarrista Ben Monder e Trevor Dunn al basso elettrico, oltre al quarantaduenne leader alla batteria.

Gli spartiti utilizzati dai musicisti hanno sancito le strutture abbastanza complesse dei lunghi original di Weiss. Gli impianti quasi minimalisti, con ricorrenti, cadenzati effetti di scampanio, si sono sviluppati in crescendo graduali ma inesorabili, fino ad arrivare a densi parossismi sonori e ritmici, determinati dal sound offuscato, stridente e torbido di chitarra e basso, oltre che dal drumming perentorio di Weiss, organizzatore sempre vigile nello stimolare i propri partner. Lo spirito e le modalità espressive del rock più energico non erano certo assenti in questa musica ribollente.      

Dan Weiss (foto di Libero Farné)
Dan Weiss (foto di Cristian Filippelli)

In questa trama di dinamiche, spazi consistenti sono stati riservati agli interventi solistici dei due tastieristi. Al pianoforte Mitchell ha esposto un’espressività aggrovigliata, percussiva, anche con influenze “colte”, richiamando alla memoria ad esempio la temperie di Études di György Ligeti, l’ultimo lavoro per piano solo composto dal compositore ungherese fra il 1985 e il 2001. Per altro un esito analogo è riscontrabile anche in altri pianisti di primo piano dell’attualità jazzistica: penso per esempio al Brad Mehldau più sperimentale o alle scorribande introduttive ai suoi original quando Ethan Iverson, purtroppo raramente, si dedica alle solo performance.  

Sempre al pianoforte, la diteggiatura dell’alter ego Taborn, puntigliosamente sgranata e dall’incedere eccentrico, ha costruito linee inizialmente minimaliste poi via via articolate in modulazioni più marcatamente jazzistiche. Era concepito in modo diverso invece il lavoro svolto congiuntamente dai due tastieristi all’elettronica e ai sintetizzatori, stratificando un’inestricabile massa sonora, satura e ad alto volume, solidale supporto del discorso complessivo del quintetto.

Dan Weiss (foto di Libero Farné)
Dan Weiss (foto di Cristian Filippelli)

Soluzione vincente quindi quella di mettere assieme due protagonisti assoluti del pianismo odierno, obbligandoli di fatto a dare il meglio di sé in un competitivo confronto. D’altra parte, la competizione individuale all’interno di uno stesso gruppo non ha rappresentato uno dei connotati peculiari del jazz, una molla di comunicazione e di rinnovamento fin dagli anni Venti del secolo passato? In definitiva il concerto, iniziato con prudenza su cadenze un po’ riflessive, quasi un dovuto rodaggio per raggiungere il giusto climax, ha toccato momenti di convinto interplay e di coinvolgente tensione. 

Arrivederci alla prossima stagione e lunga vita al Torrione, i cui responsabili presto si troveranno a ricucire gli indispensabili rapporti con la nuova giunta comunale che nascerà dalle elezioni del 26 Maggio: destino ricorrente e comune a tutte le associazioni culturali che agiscono sul territorio con sovvenzioni pubbliche. 

Libero Farnè

Dan Weiss Starebaby (foto di Libero Farné)
Dan Weiss Starebaby (foto di Cristian Filippelli)