DALL’EUROPA ALL’AFRICA. INTERVISTA AD ANTONIO FORCIONE

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Antonio Forcione chitarrista e compositore molisano, vive oramai stabilmente da diversi anni a Londra ed è uno dei massimi esperti del fingerstyle. Il suo ultimo lavoro discografico «Sketches Of Africa» è dedicato interamente al continente africano. Nel 2006 ha collaborato con Charlie Haden.

Antonio, «Sketches Of Africa» racconta il tuo amore per il continente africano. A parte gli aspetti etno-geografici, musicalmente cosa ti affascina dell’Africa?

Ho sempre avuto una particolare attrazione per la spontaneità e il il ritmo. Dopo il mio primo viaggio in Zimbabwe nel 2006 sono tornato più volte in diverse parti del continente per esplorare ed assorbire le magie che la musica africana e la sua gente possono offrire.

Scegliesti di registrarlo nello Zimbabwe. Per quali motivi?

Durante il festival in Harare ( HIFA)  conobbi Chiwoniso Maraire (una delle voci più belle e importanti del panorama musicale africano) che accettò il mio invito di scrivere il testo e registrare ( in Zimbabwe ) le voci del brano Song For Zimbabwe. Chiwoniso purtroppo è venuta a mancare circa un anno dopo la registrazione.

«Sketches Of Africa» è stato oggetto anche di una tua rivisitazione con Julian Ferraretto e la Goldsmith String Orchestra. Cosa hai sottratto e cosa hai aggiunto rispetto al progetto originale?

Il merito va a Julian Ferraretto per averlo proposto in una versione orchestrale. Io ho subito aderito con entusiasmo a questo progetto inedito soprattutto per la stima nei confronti del violinista-direttore che conosco personalmente da diversi anni.

Le tue influenze musicali vanno dall’America Latina all’Africa, dalla Spagna all’India e all’Italia. Pensi che vi siano dei tratti comuni tra queste, apparentemente lontane, sonorità?

Il mio approccio nei confronti della musica è più emozionale che intellettuale; c’è un filo logico che accomuna queste mappe musicali cosi estese e apparentemente diverse. Da queste sonorità io non cerco solo l’influenza musicale: mi lascio avvolgere e coinvolgere.

E’ dal 2012 non che non incidi un lavoro a tuo nome. E’ una pausa di riflessione? Stai lavorando a qualcosa in particolare?

Insieme a Sarah Jane Morris siamo in procinto di registrare un album con nostre composizioni originali. E’ molto facile ed entusiasmante lavorare e scrivere con una grande artista.

Perché hai scelto di vivere a Londra? Cosa manca in Italia?

La Gran Bretagna dopo i Beatles ha sempre valorizzato musica e musicisti; Londra è diventata un crocevia di culture musicali provenienti da tutte le parti del mondo, una condizione molto stimolante per un musicista come me.

Quali sono gli stimoli che cerchi in un ambiente di lavoro?

Creatività e sana goduria…

La volta che, dal vivo, hai dato il tuo massimo in assoluto e la volta che hai dato il tuo minimo assoluto.

Non credo di riuscire a suonare dal vivo e dare il «minimo»…può sempre capitare la serata dove non ti senti in forma, ma il massimo impegno per un professionista c’è sempre.

E’ da poco scomparso Charlie Haden, che nel 2006 ha suonato con te in duo nel tuo disco «Heartplay». Che ricordo hai di lui?

Un grande artista professionalmente rigoroso, ha lasciato un segno che sicuramente rimarrà nella storia della musica. Per il carattere intimista di «Heartplay» ho trascorso con Charlie Haden giorni di profonda e reciproca introspezione. Un’eredità che porterò sempre con me.

Che musica ascolti, quale ti affascina di più?

Mi guardo bene dalla routine.

Il peggior brano musicale che tu abbia mai ascoltato.

Non esiste il peggior brano musicale: esiste la brutta interpretazione.

Il tuo stile e il tuo talento sono ampiamente riconosciuti. Come sei arrivato a tanto? Quanto tempo dedichi allo studio e alla ricerca?

Grazie per il riconoscimento! La risposta è abbastanza semplice: impegno e passione

Chi ti ha spinto a studiare e suonare la chitarra?

La mia famiglia d’origine mi ha sempre sostenuto ma il motore pulsante è sempre la passione.

Al momento hai una serie di progetti e, in particolare, il duo con Sarah Jane Morris. Cosa vi ha accomunato da subito?

Sarah Jane Morris è una artista che conosco da vari anni, ci siamo sempre promessi di fare qualcosa insieme,  quel momento è arrivato e ne sono molto felice. E’ particolarmente impegnata e in questa fase della nostra vita artistica lo apprezzo molto. Sono molto entusiasta dei risultati che stanno venendo fuori, brani  come  Comfort Zone per esempio.

Qual è la tua panoplia di chitarre? E qual è la tua «preferita»?

Ho ventuno chitarre acustiche ( 6-8-12 corde) e quattro elettriche. Le chitarre che uso dal vivo sono:  Yamaha APX 1200  e Yamaha GCX-31-C  in più una Chitarra fretless Uddan (Custom made).

Cosa è scritto nell’agenda di Antonio Forcione?

Una valigia piena di progetti e viaggi ambiziosi. Per ora  preferisco giocare con le carte vicino al petto e parlarne quando è il momento giusto.

Alceste Ayroldi