Cristina Zavalloni-Fabrizio Puglisi-Jan Bang: O Supersong

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Fabrizio Puglisi, Cristina Zavalloni e Jan Bang, foto di Eleonora Birardi

Firenze, Sala Vanni, 9 marzo

 Ospite della rassegna Tradizione in movimento, Cristina Zavalloni ha pienamente confermato la sua statura di interprete eclettica dotata non solo di un impressionante bagaglio tecnico, ma anche di una notevole apertura culturale. O Supersong è infatti il titolo di un programma presentato nel novembre scorso al Festival Aperto di Reggio Emilia. In quell’ambito la vocalist bolognese aveva eseguito, in coppia col pianista Fabrizio Puglisi, dieci rielaborazioni di canzoni scelte da dieci compositori di area contemporanea, a loro volta autori di altrettanti lavori associati alle suddette canzoni. Il progetto si è poi sviluppato autonomamente con alcune modifiche contenutistiche grazie al contributo di Jan Bang, specialista norvegese di elettronica che con la Zavalloni aveva collaborato per la realizzazione di «Special Moon».

Cristina Zavalloni, foto di Eleonora Birardi

Una scelta quanto mai opportuna, foriera di una gamma coloristica che conferisce a O Supersong una veste contemporanea (intesa in senso lato) e dona alla vocalità di Cristina un’ulteriore potenza espressiva. Lo si percepisce subito dalle versioni di Julia dei Beatles e Untitled # 1 dei Sigur Rós, basate sull’accumulo graduale e metodicamente centellinato di cellule melodiche, quasi fossero tessere di un mosaico. Sostenuta da una dizione nitida e ineccepibile, la voce plasma fonemi e morfemi di ogni singolo verso con varietà di accenti e sfumature. Per parte sua, Puglisi opera per sottrazione sia al pianoforte che al Fender Rhodes, privilegiando dinamiche e timbri anche attraverso interventi sulla cordiera dello strumento. Come suo costume, Bang interagisce in tempo reale catturando frammenti vocali e strumentali, deformandoli o trasformandoli in loops e poi rilanciandoli. A sua volta contribuisce agli sviluppi collettivi con suggestivi innesti, ma sempre con discrezione.

Jan Bang, foto di Eleonora Birardi

Questi fattori esaltano le capacità mimetiche e il taglio espressionista della vocalità di Cristina in O Superman di Laurie Anderson. Un approccio tagliente, sostenuto dalla carismatica presenza scenica, che – ovviamente sempre in una chiave strettamente contemporanea – estrae l’essenza dal rock corrosivo di Creep dei Radiohead, dal thrash metal di Future Breed Machine dei Meshuggah (con grotteschi effetti vocali prodotti da un filtro applicato al microfono), perfino dal pop edulcorato di Summer on a Solitary Beach di Battiato.

Fabrizio Puglisi, foto di Eleonora Birardi

La ricognizione di Zavalloni e soci investe poi anche altre aree culturali. Prima di tutto, quella latina. Il tradizionale spagnolo Los cuatro muleros, a suo tempo raccolto da Garcia Lorca e poi interpretato da Teresa Berganza, qui è introdotto da palmas (il battito ritmico delle mani nel flamenco e nella musica andalusa) e arricchito da un assolo del piano. O que será di Chico Buarque viene lentamente destrutturata e trasportata in una dimensione onirica. Quindi la song americana, con una Over the Rainbow preceduta da un dialogo Puglisi-Bang ricco di allusioni e rimandi al tema. Infine il belcanto, con l’aria Vaga Luna di Bellini, avvolta da una policroma veste elettronica.

Cristina Zavalloni, foto di Eleonora Birardi

In un tale contesto, oltre a trovare terreno fertile per sfruttare appieno le proprie risorse, Cristina Zavalloni si propone come degna continuatrice dell’indagine a suo tempo condotta da Cathy Berberian e Luciano Berio su materiali di matrice popolare.

Enzo Boddi