Colpi di jazz

di Lorenza Cattadori

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Foto di Luigi De Palma per OGR Torino

Inaspettatamente, la serata di presentazione del libro sul tennis scritto da Stefano Meloccaro si è trasformata in un momento di ottimo jazz con l’apporto del BoProject Quartet.

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La storia è molto semplice e volendo profuma anche un po’ di sapere popolare: in qualche misura, le cose più piacevoli e inattese accadono in fretta e senza grandi pianificazioni. Soprattutto accadono, nel senso etimologico di «cadere verso». Nel caso di questa particolare storia musicale è andata esattamente così.
Da un paio di stagioni ascolto quotidianamente Il Mezzogiornale, una trasmissione radiofonica condotta da Benny e dal giornalista di Sky Stefano Meloccaro: voci e contenuti sapienti, intelligenza e battute a raffica. Uno di quegli stati di grazia che ti fanno perdonare a Radio Capital qualunque cosa. Però Meloccaro è persona prismatica e all’indubbia competenza in materia di tennis aggiunge la passione per la musica e il palco, il sodalizio con Fiorello, percepisce il potere della divulgazione unito a una notevole capacità di scrittura: così pubblica per Sperling & Kupfer Colpi di Genio sui tennisti che hanno fatto la storia e decide di promuoverlo in giro per l’Italia coadiuvato a sorpresa da un quartetto jazz. Sarà la prima, stupefacente incognita di questa storia.
Giovedì scorso (16 settembre) la trasmissione era tutto un rimando di inviti per il pomeriggio, un viaggio verso Torino diretto alle OGR dove si sarebbe presentato il libro. Tra gli inviti ai torinesi in ascolto di non presentarsi senza una busta di nocciolini di Chivasso (un tormentone ormai, posta la golosità del Nostro), la mia curiosità verteva sulla formazione che l’avrebbe accompagnato sul palco, ossia il BoProject del sassofonista Patrizio Destriere con Francesco Venerucci al piano, Giuseppe Civiletti al contrabbasso ed Ettore Fioravanti alla batteria. Bel modo di ricominciare a vivere e sentire, mi sono detta, e alle 18:30 stavo già mostrando agli addetti il mio Green Pass. A chi non conosce le OGR posso solo descrivere la vertigine che procura lo spazio indefinito delle Officine Grandi Riparazioni, dopo che un consesso di architetti ne abbia decretato il cambio d’uso a centro culturale della città. Tubi e cemento e metallo e luci al neon incastonano quei mattoni rossi che qualche anno fa ero riuscita ancora a vedere sotto forma di ricovero per piccioni. Il fascino di quel luogo abbacina chiunque lo visiti, anche se sotto forme differenti, e per giunta nell’occasione le foto dei tennisti che puntinavano lo spazio erano davvero belle e avvincenti, con quell’idea di movimento che suggerivano, e sarebbe bastato anche così.

Foto di Luigi De Palma per OGR Torino

Ecco dunque Meloccaro sul palco a coordinare gli ultimi dettagli, i musicisti (elegantissimi!) a lato della platea. Saluterò Ettore mi sono detta, ma tutto è iniziato in un attimo e non certo per le mie velleità di appassionata di tennis – che non ero mai stata fino a quel momento – mi sentivo stranamente trepidante ed entusiasta.
Era la seconda strana incognita: mi sarei aspettata un solito reading con molte citazioni dal libro e qualche pausa musicale neanche tanto studiata e invece, tra foto di Rod Laver e Ilie Nastase, Meloccaro saluta il pubblico e subito fa salire sul palco il gruppo, il quale suona meravigliosamente una composizione di Venerucci intitolata Little Steps dimostrando in un secondo di cosa sia capace, e quale interplay. Sarà il primo passo di un vero e proprio concerto jazz dove ognuno dei pezzi proposti si legherà in qualche modo al tennis, e nello specifico i ‘passettini’ rimandano, dice Meloccaro, proprio a quel particolare modo che ha il tennista di avvicinarsi alla palla per assecondarne il movimento. Musicisti sempre sul palco, Meloccaro inizia a dipanare una divulgazione fluida e avvincente con il calore degli aneddoti, la conoscenza diretta dei protagonisti (straordinario il racconto su John McEnroe), quella magnifica capacità di incuriosire e magari riuscissi io a fare lo stesso con il jazz. Ancora una volta sarebbe bastato così, e invece.
Perché la sorpresa del pubblico filo-tennis (insieme all’intrusa filo-jazz) avrebbe raggiunto il climax solo nel momento in cui Meloccaro decide di cambiare microfono e annuncia un primo pezzo che possa legarsi agli anni di cui sta parlando, cioè il Grande Slam conquistato da Rod Laver; parte così un intro da cui si può riconoscere I’ve Got You Under My Skin e bene, che bello, ascoltiamo ancora questi ottimi musicisti e il ritmo dello spettacolo è piacevole e… E invece Meloccaro attacca e con quella sua voce graffiata e piena di armonici inizia a cantare lasciandoci veramente tutti a bocca aperta. Uno swing pazzesco. Il cantante inaspettato. Da quel momento in poi, Che bambola ed Eri piccola così (dedicata alla pallina «giallina e pelosa»), con tanto cabaret e un Fioravanti strepitoso, una lucente versione jazz di E penso a te di Mogol-Battisti con il coretto finale «Adrianopanattaaa» al posto di «Nananananana»; Fever e soprattutto L.O.V.E. davvero ben amministrata anche nei solo della band, e nel finale l’orecchiabile Montecarlo in un’interpretazione che in realtà mi faceva pensare più alla sua versione goliardica… Davvero uno spettacolo, nel senso più pieno che si possa attribuire a questo termine, e tutto il pubblico – al quale è stato donato oltre a tutto il resto un momento jazz di eccezionale livello – ha risposto con grandissimo entusiasmo pretendendo almeno un bis.

Stefano Meloccaro
Foto di Luigi De Palma per OGR Torino

Di improvvisazione vogliono parlare tutti, spesso a sproposito, ma fa molto infinitezza e del resto il mai dimenticato collega Paolo Odello mi canzonava spesso dandomi della «giornalista improvvisata», e con questo il senso dell’abisso.
Anche in questa serata Meloccaro prova, in punta di voce, a delineare un percorso comune tra l’improvvisazione dei jazzisti e quella di certi campioni passati del tennis. Eppure stavolta nulla mi è apparso forzato, sarà per certi personaggi tutto genio e sregolatezza o per quell’impressione di ‘faccio tutto nell’esatto momento in cui penso’ in entrambi gli ambiti, ma sono uscita dalle OGR sorridente e piena di possibilità da esprimere. Credo che sia la giusta sensazione da provare dopo aver assistito a qualcosa di davvero inaspettato e intenso. Quindi a presto e ad maiora, Stefano Meloccaro.
Lorenza Cattadori