Ciao, Ezio.

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«Il respiro è un suono costante». Una delle prime frasi che Ezio mi ha lasciato in dono, pronunciata mentre stava nascendo, nell’inconsapevolezza, quella che è stata una preziosa, discreta e profonda amicizia. Un compositore brillante, dalla sensibilità̀ spiazzante, e un essere umano speciale, di rara bellezza. Una persona umile, dal cuore immenso, dall’animo colto e garbato. Quanta musica nelle nostre conversazioni: ne comprendo forse adesso tutto il «peso». Descritta nelle sue parole con pochi concetti semplici ma forti, che hanno segnato il mio intero percorso musicale sino ad oggi: poesia, respiri, nuvole. Perché́ Ezio comunicava alla maniera dei poeti. Ore, notti, anni trascorsi a parlare di questo amore condiviso. Mi ha insegnato molto, e probabilmente il modo in cui oggi vedo la musica lo devo a tutto ciò.

Ci siamo conosciuti nel 2009 e non ci siamo più lasciati. Nella buona e nella cattiva sorte, lui era sempre presente. Anche nei suoi momenti più duri. Sempre con un pensiero delicato. Come lo erano le sue composizioni.

Malgrado il duro colpo alla notizia di questa mattina, guardo con gli occhi gonfi un punto nella mia testa e incontro il suo sorriso. Il sorriso più bello del mondo, e tale resterà. Luminoso, trasparente, sincero. Almeno, è così che l’ho sempre visto.

Molti momenti rimbalzano da una parte all’altra della memoria, fino al suo ultimo messaggio di qualche mese fa. L’ultima parola che mi ha scritto è: Musica.

Mi piace ricordare i suoi spartiti: non erano solo pentagrammi e note, ma spesso disegni e pensieri. A volte me li inviava e io li custodivo come doni preziosi. Mi piace ricordare le conversazioni brevi durante i suoi viaggi in giro per il mondo, mentre era alla ricerca di «qualcosa». Mi piace ricordare i suoni che lo accompagnavano nel quotidiano, quando mi chiamava dalle strade delle sue città. Mi piace ricordare i suoi brani che sono impressi dentro di me, in particolare Anamì, che una volta mi ha donato e che descriveva così: «Anamì è la dea dei pescatori di perle e dei baci degli innamorati, quando sfiora la tua testa non hai bisogno di respirare». Mi piace ricordarlo in tutte le sue fasi: al contrabbasso, al pianoforte e come direttore d’orchestra. Qualunque fosse la veste del momento, il risultato non poteva che essere lo stesso: energia pura. Mi piace ricordare tutti i nostri incontri, in special modo la «prima» della sua sinfonia n°1, Oceans. Il giorno delle prove non riuscivo a rendermi conto della grandezza che era lì, proprio davanti ai miei occhi. Nel periodo in cui ci lavorava, Ezio mi raccontava dei momenti di scrittura, della sua visione, del suo sentire.

La sua grinta in quel teatro, in quel giorno del 2010, fu mozzafiato. Riesco a sentirne ancora tutte le vibrazioni, dall’attacco fino all’ultima nota, al suono fortissimo degli applausi, alle lacrime e alla gioia.

«Mai una musica nasce senza una visione», mi diceva spesso. E sento la sua anche nel grande silenzio di oggi, guardando quel sorriso pieno d’amore. Mi piace ricordarlo così.

 

Qui il nostro ultimo lavoro insieme.

Buon viaggio, Ezio.

Soukizy