Christian McBride & Inside Straight a Pisa Jazz

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Inside Straight - Foto di Giuseppe Flavio Pagano

Pisa Jazz Rebirth: Christian McBride Inside Straight

Pisa, Giardino Scotto

14 luglio

Iniziata il 7 luglio e conclusasi il 15, la ricca programmazione di Pisa Jazz – curata dal Circolo Ex Wide e comprendente ben diciassette concerti – ha in un certo senso rinverdito i fasti del passato. Non a caso, Rebirth (rinascita) era la nuova denominazione scelta dagli organizzatori. Rinascita anche come sinonimo di graduale ritorno alla normalità e alla fruizione della musica dopo oltre due anni di restrizioni. Mutuato dal racconto di Lewis Carroll Through the Looking-Glass, il titolo Attraverso lo specchio sembrava appunto rappresentare una duplice metafora: da una parte una realtà sdoppiata o addirittura rovesciata, come quella degli ultimi due anni; dall’altra, il recupero di nuove prospettive e una proiezione verso il futuro.

 

Christian McBride – Foto di Giuseppe Flavio Pagano 

Tra gli eventi di punta della rassegna, il concerto del quintetto Inside Straight di Christian McBride ha ribadito il ruolo preminente del cinquantenne contrabbassista e compositore di Philadelphia sulla scena jazzistica contemporanea. Protagonista di una miriade di collaborazioni prestigiose (tra cui quelle con Pat Metheny, Chick Corea, Joshua Redman, Brad Mehldau e Sting), nelle sue esperienze da titolare in trio, quintetto e big band McBride ha sviluppato una cifra espressiva che compendia in modo equilibrato varie componenti dell’universo afroamericano. La sua scrittura è impregnata di un tangibile senso del blues che talvolta si avvicina e si apparenta al sanguigno soul jazz di Cannonball Adderley, ma più frequentemente anima delle vibranti progressioni articolate su strutture armoniche capienti e cangianti, di stampo spesso modale, caratterizzate da variazioni metriche. Con cavata possente, suono carnoso e fraseggio fluido, molto dinamico, McBride costituisce il fulcro e il cuore delle esecuzioni, in virtù di una pulsazione incessante. Quando imbraccia l’arco, disegna il tema di un vecchio standard quale Where Are You? di Jimmy McHugh con grande gusto melodico e delicate inflessioni timbriche, in trio con Peter Martin al piano e Carl Allen alla batteria.

Inside Straight è attivo dal 2007, il che testimonia dell’affiatamento e dello spirito collettivo palesemente riscontrabili nell’impeccabile precisione dell’operato del quintetto. Da anni direttore musicale del gruppo di Dianne Reeves, Peter Martin è un pianista abbastanza sottovalutato. Dotato di grandi capacità di armonizzatore, fa un uso molto efficace dei block chords, i blocchi di note a due mani sotto ogni nota della melodia, ma al tempo stesso intesse anche delle dense linee contrappuntistiche. Negli assolo sviluppa con sagacia e profondità di intuizione le implicazioni armoniche.

Christian McBride e (di spalle) Peter Martin – Foto di Lorenzo Giannelli

Batterista di comprovata esperienza – maturata, tra gli altri, al fianco di Freddie Hubbard (del cui gruppo era stato anche direttore musicale), Joe Henderson, Jackie McLean e Benny Golson – Carl Allen possiede misura e musicalità squisite. Le evidenzia sia nelle swinganti progressioni su tempi veloci (vedi Theme for Kareem di Hubbard), sia nell’uso delle spazzole e nella concezione melodica con cui tratta rullante e tom, tra l’altro anche in un assolo privo di inutili virtuosismi.

Altro musicista di cui si parla troppo poco a dispetto della sua militanza nel gruppo Origin di Chick Corea, nel quintetto di Dave Holland e nell’orchestra di Maria Schneider, il sassofonista Steve Wilson contribuisce con efficacia agli insiemi e ai passaggi in obbligato, ritagliandosi poi il giusto spazio per degli assolo incisivi quanto concisi. Al sax alto esibisce un fraseggio sanguigno e senza fronzoli, in qualche misura debitore di Jackie McLean; al soprano, utilizzato nella sua Ms. Angelou, si produce in spirali taglienti, rigorosamente concatenate.

Il membro più giovane del gruppo, il 42enne Warren Wolf, è un vibrafonista che concilia nel suo approccio tradizione e innovazione. Ex allievo di Dave Samuels, Wolf impiega quasi costantemente solo due battenti, alla maniera di Milt Jackson, Bobby Hutcherson (dal quale ha desunto alcuni elementi) o del suo contemporaneo Stefon Harris. Da cellule scarne, talvolta scandite in staccato, è capace di sviluppare vorticose progressioni con le quali spezza i vincoli delle griglie armoniche. Tuttavia, non perde mai di vista inflessioni cariche di blues feeling, quel senso del blues connaturato alla poetica di McBride e al retroterra dei componenti del gruppo. L’introduzione e l’assolo eseguiti in seno a Gang Gang, da lui stesso firmata, ne sono una prova lampante.

 

Inside Straight – Foto di Giuseppe Flavio Pagano

Quindi, Inside Straight non è solo e semplicemente il gruppo di Christian McBride: è un quintetto di fuoriclasse, per quanto non celebrati come altri illustri colleghi.

Il concerto di apertura della serata era stato affidato al quartetto del pianista Federico Frassi, 25enne di Pontedera, completato da Paolo Petrecca (tromba), Matteo Anelli (contrabbasso) e Fabrizio Doberti (batteria). Pur ispirandosi a certi capisaldi del jazz afroamericano (Joe Henderson, Freddie Hubbard, Herbie Hancock), il quartetto ha presentato alcune composizioni originali armonicamente ben congegnate e provviste di connotazioni melodiche proprie del nostro patrimonio. Un valore aggiunto del festival era infatti la consistente presenza di musicisti italiani, molti dei quali giovani. Una scelta meritevole, a complemento di una programmazione comprendente Enrico Rava, John Scofield, Seamus Blake, Kurt Elling, Nate Smith e Shai Maestro.

 

Enzo Boddi