Chico Freeman: tre concerti a Terni per Umbria Jazz Spring

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Chico Freeman

Terni, Umbria Jazz Spring, 15, 16 e 17 aprile

Alla fine degli anni Settanta, con una brillante manciata di dischi per l’etichetta India Navigation, il trentenne Chico Freeman sembrava, assieme al poco più giovane David Murray, uno degli uomini nuovi del sax tenore, una delle grandi promesse destinate a costruire un ponte tra la cosiddetta avanguardia e la tradizione. E di essere in un certo senso un predestinato, il giovanotto di Chicago lo sapeva benissimo: tanto da intitolare un suo fortunato disco, di lì a qualche anno, “Tradition In Transition”, una dichiarazione d’intenti che per molto tempo resterà il suo marchio di fabbrica. D’altronde, Chico veniva – per così dire – da lontano: il jazz era di casa in famiglia, a partire dal padre Von, uno dei più importanti sassofonisti mai emersi dalla Città del Vento, per continuare con gli zii George (che aveva spesso suonato con Charlie Parker) e Bruz, uno dei batteristi preferiti di un maestro del pianoforte come Hampton Hawes.

Unendo a tutto questo anche una prestanza fisica non indifferente e una notevole capacità scenica, Chico riuscì a incidere fino al 1990 oltre una quindicina di dischi, quasi sempre con musicisti di prestigio come Elvin Jones, Don Pullen, Kip Hanrahan, Muhal Richard Abrams, John Hicks, Don Moyé, Billy Hart, Cecil McBee, Wynton Marsalis e soprattutto Jack DeJohnette, nella cui Special Edition – una presenza testimoniata da due ottimi dischi ECM – resterà dal 1981 al 1983. Da segnalare, tra le sue numerose attività degli anni Ottanta, anche la partecipazione alla band collettiva The Leaders, assieme a Lester Bowie, Arthur Blythe, Lightsey, McBee e Moyé.

All’inizio degli anni Novanta, purtroppo, Freeman si è un po’ smarrito nella ricerca di una direzione ben precisa: cosa che evidentemente gli restava più difficile del previsto, dato l’eclettismo che aveva sempre contrassegnato la sua produzione. Così in quel periodo, anche per la mancanza di un contratto discografico a lunga scadenza, e di conseguenza a una promozione poco efficace, la sua stella ha iniziato a declinare: una nuova generazione stava salendo alla ribalta, e per lui sembrava esserci sempre meno spazio. Per fortuna il Nostro ha saputo riprendere il posto che gli compete nel panorama jazzistico internazionale, e da qualche tempo porta in giro un brillante gruppo che potremo ascoltare più volte anche a Terni nei giorni di Umbria Jazz Spring: il giovane ma già pluripremiato Luke Carlos O’Reilly al pianoforte e due veterani come il contrabbassista Kenny Davis e il batterista Mike Baker, fedele partner dell’ultimo Stanley Turrentine ma anche di Joe Zawinul e di tanti altri esponenti del jazz contemporaneo.

http://www.umbriajazz.com/articoli/umbria-jazz-spring-terni-14-17-aprile

Franco Vailati