Chick Corea: Padova Jazz Festival, teatro Verdi, 24 novembre 2018

di Pike Borsa (foto: Michele Giotto)

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Chick Corea (foto di Michele Giotto)
Chick Corea (foto di Michele Giotto)

Chiusura in grande bellezza del Padova Jazz Festival targato 2018. Dopo John Scofield, Enrico Rava, Joe Lovano, Francesco Cafiso e molte altre stelle del jazz, la ventunesima edizione del PJF saluta il suo fedele e numeroso pubblico tra le mura dello storico teatro Verdi con un concerto di Chick Corea. Il celebre pianista di Miles Davis (quello di Bitches Brew), dei Circle e dei Return to Forever. Dell’amico Al Di Meola e di Gary Burton.  Di John McLaughlin, Stanley Clarke e chi più ne ha più ne metta. Senza poi contare la sessantina di album incisi a proprio nome. Una vita, insomma, votata al jazz. Senza mai dimenticare la classica. Come accade a Padova, in un teatro pieno all’inverosimile, con i biglietti già esauriti da quasi due mesi. Con la prima parte del concerto, in piano solo, che è stata un geniale mix. E dove Corea s’è divertito a mescolare assieme  Mozart, Chopin e Scarlatti con Bill Evans e Bud Powell. Unendo, così, il sacro e il profano. Applausi lunghi e scroscianti alla fine di ogni brano. Perché, come si sa, non ci sono generi musicali. Questi li hanno inventati solo i critici e i discografici. C’è solo la musica bella e quella brutta. E quella suonata da Corea al Verdi appartiene alla prima categoria. Con le dita del pianista che scorrevano sui tasti come farfalle sui fiori. Leggere e precise. Poi, con la seconda parte del concerto, è entrato in gioco il pubblico. Prima, però, Corea ha raccontato che da ragazzino si divertiva a comporre dei brani pensando ai suoi innumerevoli parenti. Cosa che ha deciso di fare anche al Verdi. Ma, visto che di suoi parenti in sala non ce n’erano, ha invitato sul palco prima una ragazza e poi un ragazzo. E, guardando in faccia i due, cercando ispirazione, ha dedicato loro un paio d’improvvisazioni. Quindi, Corea ha voluto al suo fianco ancora uno del pubblico. Questa volta per suonare a quattro mani con lui e tutti si sono divertiti ancora. Poi Corea è tornato a suonare alcuni movimenti di un suo lungo lavoro, un altro geniale mix di classica e jazz. L’ultima mezz’ora è passata così e, alla fine, il pubblico è scattato in piedi ad applaudire. Il concerto, però, ormai era finito. I lunghi applausi hanno costretto Corea a tornare sul palco un paio di volte, a ringraziare. Senza concedere alcun bis. Prima di sparire, definitivamente, dietro le quinte. Serata, comunque, magnifica. Perfetta chiusura di un festival che Gabriella Piccolo Casiraghi ha organizzato ancora una volta in modo eccellente.

Pike Borsa

Chick Corea (foto di Michele Giotto)
Chick Corea (foto di Michele Giotto)