Charles Lloyd & The Marvels

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Charles Lloyd&The Marvels, foto Pino Ninfa

Empoli Jazz

Piazza Farinata degli Uberti, Empoli, 9 luglio

 Giunto alla nona edizione, Empoli Jazz – organizzato in collaborazione con Music Pool e Centro Studi Musicali Ferruccio Busoni – si conferma come una valida realtà, a dimostrazione (l’ennesima) del fatto che si può proporre musica di qualità anche in una piazza di provincia senza predicare nel deserto.

Non poteva esserci ambientazione più suggestiva del sagrato sottostante la facciata romanica della Collegiata di Sant’Andrea per il concerto di Charles Lloyd & The Marvels. Per l’occasione un quartetto composto, oltreché dal leader al sax tenore e al flauto, da Bill Frisell (chitarra), Reuben Rogers (basso elettrico) ed Eric Harland (batteria). Rispetto a «Vanished Gardens» (Blue Note), secondo album appena pubblicato, mancavano quindi Greg Leisz – specialista di steel guitar e storico collaboratore di Frisell – e la cantante Lucinda Williams. Poco male, perché questo quartetto palesa una compattezza e una coerenza stilistica invidiabili, rafforzate dal vitale contributo di Rogers e Harland, da lungo tempo membri – insieme a Jason Moran – del quartetto con pianoforte di Lloyd.

Charles Lloyd&The Marvels, foto Pino Ninfa

È quanto si evince già dalle prime battute di Peace di Ornette Coleman: ampio respiro e attenzione meticolosa a pause e dinamiche nell’esposizione dell’articolato tema; grande disciplina nei passaggi informali su tempo libero; grado elevato di ascolto reciproco. Tutti questi elementi concorrono a finalizzare al meglio il trattamento di materiali e riferimenti disparati: il funk, alimentato dal groove elastico e diversificato della formidabile coppia ritmica; la ballad con struttura AABA, affrontata con felici ma spartane intuizioni melodiche; il tessuto modale originalmente sviluppato a partire da un pedale di matrice orientale; temi di ispirazione popular, impregnati di sentori blues e country, ma esplorati in profondità nelle loro implicazioni ritmico-armoniche. Del resto, bisogna pur tenere conto del fatto che Lloyd – per quanto residente in California da decenni – è nativo di Memphis e ha quindi assorbito molti elementi da quel retroterra.

Rogers, Lloyd e Harland, foto Pino Ninfa

Il suo approccio al tenore è caratterizzato da frasi costruite con misura e relax rari, enunciate mediane un suono ricco di sfumature che si inasprisce sui sovracuti richiamando i tenoristi di area rhythm’n’blues. Per parte sua, Frisell punteggia e commenta con sagaci armonizzazioni e sapienti pause, ritagliandosi spazi solistici costruiti centellinando frammenti melodici inframezzati da accordi e prodotti con timbriche nitide, occasionalmente dilatate dal delay. Quanto alla ritmica, anche al basso elettrico Rogers dimostra la stessa fluidità di fraseggio e corposità di suono che applica al contrabbasso, mentre Harland dialoga disegnando figurazioni cangianti con ricchezza di dinamiche. Valore aggiunto a un concerto di rara intensità, la gioia e l’entusiasmo che l’80enne leader sa trasmettere, muovendosi e quasi danzando sul palco, ascoltando e incoraggiando i colleghi, annuendo sornione durante i loro interventi.

Enzo Boddi

Charles Lloyd e Reuben Rogers, foto Pino Ninfa