Cassero Jazz, Castel San Pietro Terme, 13 aprile 2018 – prima parte

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Cassero Jazz - Crossroads2018, Bearzatti e Casagrande - Foto di Daniele Franchi
Cassero Jazz - Crossroads2018, Bearzatti e Casagrande - Foto di Daniele Franchi

Cassero Jazz – Castel San Pietro Terme, 13–15 aprile 2018

All’interno del tentacolare palinsesto di Crossroads, rassegna emiliano-romagnola giunta alla diciannovesima edizione, si sono svolte anche le tre serate di Cassero Jazz, che di primavere ne conta trentuno. La programmazione del piccolo e prezioso festival ha avuto l’intelligenza di puntare su protagonisti noti, ma impegnati in formazioni assolutamente nuove e poco ascoltate in Italia. Nella storica sede del Cassero a Castel San Pietro Terme, è stato Francesco Bearzatti ad aprire le danze con due progetti di grande raffinatezza, che avrebbero meritato un pubblico più numeroso.

Nella ripresa della solo performance Duke Ellington: Sound of Love, messa a punto in anni di ricerca, si sono alternate interpretazioni al tenore e al clarinetto di capisaldi del repertorio ellingtoniano, anche a firma dell’alter ego Billy Stayhorn. Tutto in queste personali, a tratti ardite, costruzioni risulta studiato nei minimi particolari: la modulazione ritmica, la variata ricerca del sound, l’andamento strutturale, le impennate, l’enfasi, gli ammiccamenti, le soste… Gli originali vengono trasfigurati in versioni astruse e oblique, ma che non perdono mai l’equilibrio della classicità, rivelando un amoroso rispetto delle matrici ellingtoniane e creando un prodotto di grande ricercatezza formale. In definitiva, si potrebbe sostenere che l’iniziale approccio improvvisativo dell’interprete si è cristallizzato in svolgimenti che hanno la determinatezza di nuove composizioni.

Cassero Jazz -
Cassero Jazz – Crossroads2018 -Francesco Bearzatti – Foto di Daniele Franchi

Nella seconda parte del concerto il sassofonista friulano ha proposto propri original in un rapporto dialogante con il chitarrista Federico Casagrande, trevisano ma anch’egli residente a Parigi da una decina d’anni. Un connubio recente, che sarà nei prossimi mesi documentato da «Lost Songs», un cd edito dalla Cam.

Innanzi tutto i brani, non per nulla chiamati da Bearzatti canzoni, si basano su ispirazioni molto intime e personali, possiedono un impianto melodico particolarmente evidente e suscitano suggestioni evocative. Si sono così susseguite situazioni diverse, ma sempre decantate e quasi meditative: filtrati richiami alle atmosfere di Return to Forever, un delicatissimo omaggio ai bambini africani, per nulla effettistico, un danzante tema popolaresco di sapore felliniano, evitando però il rischio di esplicite pesantezze, una struggente ninna nanna dedicata all’attuale compagna, una sospesa ballata ispirata alla luna.  

Va dato atto che il partner scelto da Bearzatti si è rivelato ideale per affrontare i toni interiori e confidenziali di questo nuovo progetto. Casagrande ha edificato i suoi interventi con limpidezza di tocco e un fraseggio scandito con eleganza, muovendosi in un ambito culturale ben poco jazzistico (se non per qualche accento cool), ma piuttosto oscillante fra la compostezza della musica colta e a tratti le insinuanti morbidezze della musica brasiliana. Ci siamo trovati quindi di fronte a un duo di notevole interesse, per l’originalità dell’orientamento, la simbiotica compenetrazione dell’interplay e lo spessore elegiaco-espressivo raggiunto.  

Libero Farnè

Cassero Jazz - Crossroads2018, Bearzatti e Casagrande - Foto di Daniele Franchi
Cassero Jazz – Crossroads2018, Bearzatti e Casagrande – Foto di Daniele Franchi