Quella buona forchetta di Frank

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Frank Sinatra (foto: Bettmann archive / Getty Images)
Frank Sinatra (foto: Bettmann archive / Getty Images)

Tutto quello che non vi siete mai chiesti – ma ora potrete sfoggiare per il centenario – su The Voice e il suo rapporto con la cucina italiana

Francis Albert Sinatra, detto Frank, una volta disse “Tutto ciò che so sulla cucina, l’ho imparato da mia madre”.
L’uomo che conquistò nomignoli eterni come The Voice, Ol’Blue Eyes (Vecchio Occhi Blu), The Chairman (Il Presidente, in riferimento al mondo dello show business – un soprannome che pare detestasse); l’artista la cui lunga vita comprese dischi d’oro, Oscar a Hollywood, film famosi, l’amicizia con il presidente Kennedy, amanti e mogli tra le più famose star del cinema, leggendari e sussurrati legami con la mafia, per tutta la vita snobbò le ricercatezze e le mode culinarie, i ristoranti sofisticati, le rare delikatessen così apprezzate dall’aristocrazia del grande schermo.

Frankie – ragazzo di origini siciliane nato a Hoboken, in New Jersey – preferiva la cucina italiana, anzi, per essere onesti, quella italo-americana, della mamma, Natalie Sinatra detta Dolly, a cui costruì una casa nel parco della sua villa a Palm Springs e che passò a lui e alla prima moglie, Nancy, le ricette favorite di casa Sinatra.
Niente nouvelle cuisine per Frank: solo la sana e abbondante cucina italo-americana con cui era cresciuto, che cercava nei ristoranti che amava frequentare – come il Patsy’s Restaurant a New York, dove amava le cotolette di vitello impanate fatte dal proprietario Pasquale “Patsy” Scognamillo, o il Leo’s Grandezvous di Hoboken – e che pretendeva a casa, cucinata dal fedele George Jacobs, una figura incrocio tra cuoco, autista e valletto che vivrà molti anni a casa Sinatra e che Frank si porterà dietro perfino in Italia, perché in albergo gli cucinasse, dice Jacobs, “come lui era abituato”.

Perché Sinatra era esigente, a tavola.
Costolette e bistecche dovevano essere sottilissime. La bruschetta di pane fatto in casa servita con un filo d’olio – solo italiano, MAI spagnolo; il bacon a colazione morbido e non croccante. Non amava gran parte delle verdure, tranne le melanzane in parmigiana e i peperoni arrostiti.
Una passione particolare per la sua amata e ormai famosissima Pasta with Marinara Sauce (Pasta con sugo alla Marinara), che il più delle volte arrivava in tavola accompagnata dalle altrettanto note Meatballs (polpette) di mamma Dolly. Ma i pomodori dovevano essere perfetti, come pure l’equilibrio tra aglio, olio e prezzemolo. Certo, l’uomo era una contraddizione anche in materia di food, e pare non nascondesse un debole per i cheese grilled sandwich (toast al formaggio), che di italiano non hanno niente e di americano hanno tutto. Ma sarebbe l’eccezione che conferma la regola.

Inoltre, a casa Sinatra gli orari dei pasti erano quelli di Frank. Non c’era da stupirsi se la cena arrivava in tavola alle 4 di notte: lui era una persona che voleva le cose fatte a modo suo. Tornava a quell’ora dai concerti o dai club, era una personalità notturna, e per rilassarsi dopo il lavoro, cucinava… e anche bene, pare. Una volta, ospite dello show televisivo dell’amica Dinah Shore, che conduceva il Dinah’s Place TV Show negli anni ’70, Sinatra si mise un bel grembiulone e preparò per i telespettatori la sua Marinara Sauce, dando anche consigli su come servirla “…accompagnate con, a parte, scagliette di peperoncino e di pecorino romano, separatamente; servite con un francesino ben caldo e croccante e vino rosso italiano. E non dimenticate la tovaglia a quadretti bianchi e rossi!”. Fu un successone.

Ma l’uomo dall’ugola d’oro, chiamato anche Swoonatra perché ai suoi concerti le fan svenivano a sentire le sue canzoni, aveva un carisma sornione e una saggezza antica. In più di un’occasione, interrogato, rispose serafico alla banale domanda sulla sua ricetta preferita: “Alla fine, la miglior ricetta è un pranzo ben preparato, dell’ottimo vino e una bella conversazione con persone che conosci. Con questi ingredienti, non si può sbagliare!”

Come non immaginare Old Blue Eyes mentre lo dice, sorridente, con un Jack Daniel’s on-the-rocks in mano, che strizza l’occhio e conclude: “The best is yet to come!”

Francesca Tagliabue

Ecco la ricetta originale:

Sinatra Marinara Sauce

Serve 4-6
• 450 g di pasta
• 800 g di pomodori pelati interi non scolati • 3 spicchi d’aglio
• 1 cipolla di medie dimensioni, tritata
• olio d’oliva
• foglie di basilico fresco
• sale e pepe nero in grani
• 1⁄2 cucchiaino di origano secco

Versate l’olio in una padella antiaderente e muovetela per coprire bene tutto il fondo.
Soffriggete l’aglio nell’olio caldo fino a quando prenderà un colore appena appena dorato.
Eliminate l’aglio.
Rosolate la cipolla tritata nell’olio aromatizzato all’aglio fino a quando avrà preso un leggero colore. Utilizzando un frullatore a immersione, frullate i pelati con la foglie di basilico pulite: basta accendere il frullatore e spegnerlo subito.

Aggiungete la purea di pomodoro alla cipolla nella padella.
Condite con un bel pizzico di sale e di pepe nero macinato al momento, unite l’origano.
Cuocete a fuoco lento per 20 minuti, scremando la superficie con un colino mentre cuoce la salsa. Portate intanto abbondante acqua a bollore in una grande pentola, salatela, aggiungete 1 cucchiaino di olio e poi versatevi la pasta.
Cuocete al dente (Sinatra si raccomanda di iniziare a controllare la pasta dopo 7 minuti di bollore). Scolatela e mettetela in una ciotola con qualche cucchiaio di salsa, per evitare che si attacchi. Togliete la maggior parte della salsa dalla padella e trasferitela in una salsiera o una ciotolina. Riversate la pasta nella padella per 30 secondi, regolate di sale e pepe, mescolate.
Servite caldo, con la salsa rimasta a parte.

[puoi scaricare e stampare qui la ricetta]