Bergamo Jazz, 22-23 marzo 2018 prima parte

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Bergamo Jazz 2018
Maceo Parker, Bergamo Jazz 2018

Bergamo Jazz, Varie sedi, 22-23 marzo prima parte

In occasione della quarantesima edizione, la terza sotto la direzione artistica di Dave Douglas, Bergamo Jazz ha proposto nelle prime due giornate un confronto tra scena jazzistica italiana e musica afroamericana intesa in senso lato, sempre cercando di valorizzare gli spazi più suggestivi della città. A causa della prevista indisponibilità del Teatro Donizetti per lavori di restauro, i concerti serali sono stati dirottati al moderno auditorium Creberg.

Ospite del Teatro Sociale in città alta, Tri(o)kàla – formazione diretta da Rita Marcotulli – fonda il proprio repertorio in gran parte sui temi della pianista: come sempre eleganti, ben congegnati dal punto di vista ritmico-armonico, sapientemente articolati e provvisti di un innato senso della melodia. In questo contesto figurano costruzioni poliritmiche di ispirazione africaneggiante e la ricerca di spazi dilatati, eredità delle lontane frequentazioni scandinave della pianista. Ciò vale tanto per la suggestiva interpretazione di Calling You, tema conduttore della colonna sonora di Baghdad Cafe, quanto per una Nightfall di Charlie Haden meditata e centellinata cellula dopo cellula, ma sostanzialmente fedele al dettato originale. Si apprezza anche il buon grado di interazione con un Alfredo Golino (batt.) impeccabile quanto essenziale e con un Ares Tavolazzi (cb.) sempre pronto a sviluppare spunti melodici.

Bergamo Jazz 2018
Marcotulli Trio, Bergamo Jazz 2018
Rita Marcotulli, Bergamo Jazz 2018
Rita Marcotulli, Bergamo Jazz 2018

Nell’austera e algida architettura dell’ex Albergo del Commercio Claudio Fasoli ha ripreso a distanza di parecchi anni la pratica della solo performance, confermando il proverbiale spirito di ricerca in un confronto con spazio, volumi e silenzio. Sia al soprano ricurvo che al tenore Fasoli ha prodotto melodie architettate con logica stringente e senso della misura, fraseggi serrati, spesso con l’ausilio della respirazione circolare; cellule dilatate e proiettate nello spazio mediante il delay. Vi ha aggiunto anche una meticolosa esplorazione sugli armonici del tenore, sempre con la compiutezza e la pregnanza tipiche dei suoi amati haiku.

Bergamo Jazz 2018
Claudio Fasoli,, Bergamo Jazz 2018
Bergamo Jazz 2018
Dave Douglas e Claudio Fasoli, Bergamo Jazz 2018

BAM è l’ormai abusato acronimo per Black American Music coniato dal trombettista Nicholas Payton e adottato da tutti (ma quanti in realtà?) quei musicisti afroamericani che rifiutano il temine jazz. Rivendicazione di una black identity che presume di includere in un unicum tutte le espressioni “nere” della contemporaneità. Blues People di Logan Richardson – di scena al Sociale –  purtroppo è un non-progetto spacciato per Black Music. Il contraltista non fa altro che emettere lunghe frasi sostenute sui serrati ritmi rock di DeAndre Manning (b. el.) e Ryan Lee (batt.), senza nessuna articolazione o inflessione che si riallacci alla tradizione del jazz, ma piuttosto con un’enfasi del tutto artificiale accentuata da un chitarrista (l’ucraino Igor Osypov) tecnicamente preparato ma impersonale. I semi gettati da Steve Coleman e dal collettivo M-Base negli anni Ottanta qui si sono irrimediabilmente dispersi.

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Logan Richardson durante le prove, Teatro Sociale, Bergamo Jazz 2018
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Logan Richardson “Blues People”, Teatro Sociale, Bergamo Jazz 2018

Noto per la sua storica militanza nel gruppo di James Brown, Maceo Parker – primo degli eventi in programma al Creberg – incarna uno degli aspetti più autentici della musica afroamericana, inserito in uno show spettacolare votato al puro intrattenimento. Implacabile per precisione, la ritmica gode del sostegno poderoso di Skeet Curtis, bassista collocabile sulla linea di James Jamerson e dotato di uno slapping fragoroso alla Marcus Miller, e del martellante approccio della batterista Nikki Glaspie. Integrano l’impianto ritmico-armonico Will Boulware (tast.) e Bruno Speight (chit.). Parker si divide tra contralto e voce, con la quale spezza e frammenta le frasi, articolandole esattamente come se stesse suonando il proprio strumento. Ovviamente, questo reca l’impronta di James Brown e ne conferma il ruolo di padre spirituale dei rappers. Al contralto intesse intrecci e contrappunti con il roboante trombone di Dennis Rollins. Denso di r&b e funk, il repertorio include omaggi e riferimenti a Marvin Gaye, Ray Charles e Ben E. King in una Stand By Me cantata da Darliene Parker. Questa è vera Black American Music.

Enzo Boddi

Fotografie di Luciano Rossetti

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Maceo Parker, Bergamo Jazz 2018
Bergamo Jazz 2018
Maceo Parker, Bergamo Jazz 2018