David Bowie rivisitato dal jazz italiano

di Libero Farnè

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Crossroads 2020 - Paolo Fresu @ Rimini (di Giampaolo Solitro)

Fresu, Magoni & Co. a Crossroads
Rimini, Arena Lido
14 luglio 2020

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Era l’estate 1969, quando un giovane e promettente David Bowie fece la sua prima apparizione in Italia: precisamente al Festival Internazionale del Disco che si tenne a Monsummano Terme. A cinquant’anni di distanza il comune toscano volle ricordare l’evento affidando a un super-gruppo di jazzisti italiani la rivisitazione del repertorio del cantante britannico. La formazione, guidata da Paolo Fresu, vedeva la voce protagonista di Petra Magoni attorniata da una compagine di tutto rispetto: Gianluca Petrella al trombone ed elettronica, Francesco Diodati alla chitarra, Francesco Ponticelli al contrabbasso e basso elettrico, Christian Meyer alla batteria e percussioni. Il concerto si tenne il 21 maggio 2019 riscuotendo successo, ma il progetto non ha avuto più repliche fino a quando Crossroads decise d’inserirlo nel cartellone 2020. Il silenzio imposto dal Coronavirus ha impedito che il concerto, previsto al Teatro Galli di Rimini per il 17 marzo, venisse effettuato, per cui si è optato per il suo recupero nella versione del festival posticipata all’estate.

Paolo Fresu e Petra Magoni
(foto di Giampaolo Solitro)

Della rilettura della musica di Bowie data da Fresu, Magoni & Co., ascoltata nel doppio set tenutosi all’Arena Lido, è possibile tracciare un confronto rispetto al progetto presentato nel 2019 a Fano Jazz by the Sea (e altrove) dal gruppo di Donny McCaslin. In quella esperienza, tramata da jazzisti che con Bowie avevano collaborato partecipando all’incisione del suo ultimo disco rimanendone folgorati, si respirava una dimensione tipicamente americana, improntata a un rock pulsante e tonico, a tratti perfino con inflessioni evocative e Kitsch, in cui spiccavano gli spunti solistici, in particolare quelli del leader. In quel caso era comunque marginale la componente vocale rispetto al contesto strumentale.
Nel concerto del gruppo italiano, in cui gli arrangiamenti erano frutto di un lavoro collettivo che ha visto il contributo di ognuno dei sei musicisti, è prevalsa invece una dimensione corale, dialogante e collaborativa, esaltata dalla fitta sovrapposizione timbrica e armonica degli interventi individuali ed unificata semmai dall’aspetto elettronico, che impastava le voci dei due fiati e veniva illuminato saltuariamente dai bagliori della chitarra di Diodati. Questo era percepibile soprattutto nei brani di maggiore carica ritmica, ai quali ha fatto riscontro una distensione più decantata e tenue nelle ballad.
Se gli spazi solistici degli strumentisti sono risultati misurati e mai prevaricanti era anche perché in questa rivisitazione del mondo di Bowie c’era la presenza della voce di Petra Magoni, che si è imposta come protagonista assoluta, per personalità, per drive, per il modo di tenere la scena e di stimolare i compagni di strada, per la varietà delle inflessioni vocali, dagli intimismi dei brani lenti alle scatenate, brucianti e secche impennate in quelli veloci. La cantante comunque ha voluto sottolineare l’alta qualità dei partner dai quali era contornata: pur ammettendo che affrontare i brani di Bowie è un’impresa tutt’altro che facile, ha poi aggiunto: “Con questi musicisti è tutto più facile; è come guidare una Ferrari!”.

Foto di Giampaolo Solitro

L’appuntamento di richiamo ha registrato il tutto esaurito, come prevedibile, a conferma di quanto desiderio ci fosse di reagire alla lunga crisi di astinenza subita e di tornare a godere di spettacoli dal vivo di qualità.
Libero Farnè