Archie Shepp: a “occhi bendati” rivede la propria vita

Strano blindfold test: tanti episodi suoi e nulla sui dischi fattigli ascoltare

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archie shepp

Dacché Leonard Feather lo inventò nel 1946, il blindfold test, letteralmente l’«esame a occhi bendati», è un incomparabile strumento d’indagine, che fa o ha fatto capolino in ogni rivista di jazz del globo. Come meglio spiare quanto un musicista pensi davvero della musica e dei colleghi, se non tacendogli nomi, titoli, date? Ma ben singolare è stata la seduta in cui, per il numero di novembre 2013 di The Wire, era di scena Archie Shepp (intervistato da Dan Warburton).

Il grande sassofonista ha ignorato l’aspetto musicale dei brani sottopostigli e si può sospettare, conoscendolo, che l’abbia fatto apposta. Sennò, come spiegare che all’avvio di Cotton Tail un fuoriclasse qual è lui anziché «Ellington» butti là «Parker»? E per My Favorite Things sospetti d’esser lui stesso il sassofonista e non Coltrane? Eppure quel test è egualmente del massimo interesse, avendolo Shepp totalmente trasformato in una galleria di ricordi, di episodi, specie sui primi leader.

 

my favourite things john coltrane

 

Memorabile, tra questi, Cecil Taylor. «Ascoltatomi in un caffé del Village», ricorda Shepp, «fu Buell Neidlinger, il suo bassista, a segnalarmi. Quando incontrai Cecil per strada, parve conoscermi già. “Sei Archie Shepp? Vuoi fare un disco?”. Così cominciai a studiare ogni giorno con lui. Fu il mio mentore. Imparai molto: la storia della musica afroamericana dagli spirituals a oggi. Cecil ha completa e profonda comprensione della nostra musica. La sua filosofia comprende molti elementi europei ma è radicata nella musica nera. È un grande fan di Ellington, Horace Silver, McCoy Tyner. E ha una gamma assai varia: ha anche studiato danza. Dice che le sue dita sono ballerine sulla tastiera. La sua musica era definita free ma era molto strutturata. Scriveva le sue composizioni, fissava i giri armonici ma non era musica incatenata: lasciava a noi stessi di immaginare quel che volesse lui. A volte non era necessario rispettare quanto era scritto. Amava l’innovazione». Ma ingaggi pochi. «La grande maggioranza del pubblico di Cecil era bianca, ceto medio, hippy, intellettuali. Pochi, in proporzione, i neri. Nei bar e nei club ascoltavi Dakota Staton, Hubbard, Blakey ma mai Cecil Taylor o Ornette Coleman».

Poi Shepp aggiunge ridendo: «Quando ero da due anni con Cecil, facemmo due settimane al Five Spot e mi licenziò. Dividevamo le serate con il gruppo di Jaki Byard, cui Taylor non rivolgeva parola. Forse tutto risaliva a quando frequentavano il New England Conservatory di Boston. Jaki era un pianista fantastico e un innovatore. Era sempre puntuale e Cecil non lo era mai. C’era un accordo: il gruppo che iniziava la serata andava a casa per primo; all’altro toccava concludere la serata, finendo alle ore piccole. Quella sera avremmo dovuto iniziare noi ma Cecil arrivò con troppo ritardo e il gruppo di Byard ci rimpiazzò per un quarto d’ora. Al che Taylor, furibondo, ci disse di essere altrettanto sbrigativi: due chorus ciascuno, non di più». Il peccato mortale del giovane Shepp fu quello di lasciarsi prendere dall’estasi creativa: un assolo lunghissimo, durante il quale il leader se ne andò, lasciandolo lì con Henry Grimes e Sunny Murray. «Poi mi disse: “Devo fare alcuni cambiamenti. Entra nella band Jimmy Lyons. Penso che dobbiamo lasciarti andare”». E non suonammo mai più insieme».

 

Cecil Taylor, Buell Neidlinger, Archie Shepp e Dennis Charles

 

E Coltrane? Shepp lo andava ad ascoltare nel gruppo di Monk e una sera osò avvicinarlo e chiedergli consigli. Trane gli disse di andarlo a trovare a casa l’indomani mattina. Ma naturalmente dormiva, perché usava (e lo si sapeva) esercitarsi la notte, concluso il lavoro. Non si svegliò che alle 13:30: prese il sax e tutto solo suonò Giant Steps per dieci buoni minuti; dopo di che chiese al ragazzo se fosse capace di cimentarvisi. «Ma non era una sfida. Voleva sapere a che punto fossi. Mi fece suonare qualcosa e finimmo la giornata parlando di musica e dei suoi preferiti: Miles Davis e Art Tatum. Era un fan di Tatum».

Gian Mario Maletto

 

Archie Shepp
Coltrane (in centro) discute un passaggio di A Love Supreme con il produttore Bob Thiele (a destra), il sassofonista Archie Shepp (in centro a sinistra) e il pianista McCoy Tyner. Shepp suonò la alternate take del primo movimento di Acknowledgement.