Madeleine Peyroux: «Anthem è un lavoro svolto insieme ai miei amici, meditando sugli eventi del mondo»

La cantautrice statunitense sarà in concerto a Milano (Triennale Teatro dell’Arte, via Alemagna 6) sabato 10 novembre, nell’ambito della rassegna JazzMi.

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Madeleine Peyroux Ph: Yann Orhan

Sembra che «Anthem» metta in evidenza profondamente la sua anima e dia una nuova prospettiva di Madeleine Peyroux. Quali sono state le riflessioni che la hanno guidata in questo album?
Principalmente le riflessioni sono nate molto organicamente. Non sapevo che ci sarebbe stato un disco ma, adesso che c’è, so che il mio obiettivo era quello di unire le mie questioni personali e quelle politiche. Penso che sembri una piccola storia sui miei problemi personali, che riflettono tutti i problemi che abbiamo oggi negli Stati Uniti.
«Anthem» è un album nato «dal gruppo», un lavoro svolto insieme ai miei amici in una stanza, meditando sugli eventi del mondo e lasciando che le esperienze personali facessero nascere idee”. La tristezza di David Baerwald causata dalla scomparsa del poeta John Ashbery, ha dato origine a sentimenti di ammirazione nei confronti di certi personaggi che riescono ad accendere lampi di luce nell’ombra, ma ha anche portato alla ribalta la loro vulnerabilità molto umana.

Ci vorrebbe riassumere la genesi di «Anthem»?
«Anthem» è un album nato «dal gruppo», da cinque persone; un lavoro svolto insieme ai miei amici in una stanza, meditando sugli eventi del mondo e lasciando che le esperienze personali facessero nascere idee. David Baerwald, che è un autore di testi molto interessante, Brian MacLeod con il quale avevo già collaborato in un altro progetto, Patrick Warren, che un arrangiatore incredibile e anche un eccellente compositore e Larry Klein, che è il produttore ma anche un ottimo compositore, autore e arrangiatore. Il fatto che avessi questi straordinari musicisti al mio fianco, mi ha consentito di poter lavorare su un’idea concettuale. Abbiamo proceduto, per ogni singolo brano, tutti e cinque insieme, ognuno con le proprie competenze. La musica nasce in funzione di un’idea testuale. Ho preso i colori della bandiera americana e li ho posizionati in un modo che non rappresentavano nessuna bandiera particolare, o alcuna scelta politica. Volevo evocare una domanda: dove ti trovi? Sto mettendo in discussione ciò in cui crediamo e ciò che pensiamo che la democrazia significhi e in che modo intendiamo continuare a crearla. E’ un lavoro che nasce dalle riflessioni personali e anche come conseguenza delle elezioni presidenziali del 2016.

Parliamo del suo prossimo tour e, in particolare della tappa italiana. Che gruppo porterà a Milano?
Siamo un quintetto, tutti musicisti di base a New York City. Solitamente la mia band è formata da musicisti provenienti da ogni parte del mondo, ma in questa circostanza è capitato che siano tutti newyorkesi: comunque New York è sempre foriera di grandi novità e straordinari musicisti, come quelli della mia band: sono musicisti molto sofisticati.

Quali sono i suoi programmi futuri?
Spero di fare un bel tour, di promuovere il disco, di far unire le persone e infondere amore in ogni concerto. In futuro vorrei realizzare delle canzoni per bambini!
Alceste Ayroldi

L’intervista integrale a Madeleine Peyroux sarà pubblicata sul numero di dicembre di Musica Jazz.