«ALRIGHT AGAIN» IL DISCO D’ESORDIO DEI WALK TALL. INTERVISTA A GIAMPAOLO LAURENTACI 2/2

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Walk Tall: quattro ragazzi, tre diverse nazionalità con una residenza comune, la Spagna. «Alright Again» è il loro album d’esordio, dal linguaggio moderno e vigoroso. Ne parliamo con il contrabbassista, il salentino Giampaolo Laurentaci che da diversi anni vive a Barcellona  (seconda parte).

Sei di Monteroni, in provincia di Lecce. Come mai ti trovi in Spagna?

In Spagna ci sono arrivato per motivi di studio. Lasciai il Salento nel 2007 per perfezionarmi in Olanda al Prins Claus Conservatorium di Groninga. Fu un’esperienza magnifica, conobbi tantissimi musicisti di fama internazionale ed ebbi la possibilità di studiare e confrontarmi con gente proveniente da ogni angolo del mondo. Sfortunatamente però non avevo fatto i conti con altri aspetti che non erano legati alla musica. Mi riferisco al clima e a quella voglia di Sud che si faceva sentire così forte. Abbandonai il conservatorio e tentai l’ingresso in altre scuole in Europa. Giunto a Barcellona, mi resi conto dal primo momento che sarebbe stata una città capace di offrirmi tanto e di farmi sentire allo stesso tempo a casa. Mi trattenni per una settimana circa, e una volta terminati gli esami di ingresso, incominciai a frequentare concerti e jam session e mi resi conto che era un posto per me adatto per crescere musicalmente ed umanamente. C’erano così tanti contrabbassisti, uno più bravo dell’altro e questo era un costante stimolo per me. Mi resi conto che Barcellona era il posto ideale e dove sarei potuto sentirmi un po’ più comodo. Non che l’Olanda non lo sia stata, anzi. Semplicemente si apriva una nuova tappa della mia vita e la accolsi con entusiasmo e curiosità.

Sei mai stato tentato dall’idea di tornare in pianta stabile in Italia?

Certo, costantemente. La voglia di ritornare è sempre più forte. L’Italia è stracolma di talenti impressionanti e sarei entusiasta di conoscere tutti quei musicisti della mia generazione e non con cui non ho mai avuto finora la possibilità di collaborare. Per me sarebbe come ritornare e portare con me tutto il mio bagaglio accumulato in quest’anni all’estero. Per me è sempre molto appassionante l’idea di confrontarsi con artisti che stimo della mia terra e non è detto che ciò tardi ad avverarsi.

Come giudichi lo stato di salute del jazz in Italia?

A dire il vero, non ho una grande idea di come le cose funzionino a tal proposito in Italia, poiché la mia carriera artistica finora si è mossa più in territorio straniero. D’altro canto, posso affermare di aver sempre avuto l’impressione che non sia molto semplice da parte di artisti emergenti proporsi a festival, rassegne e club. In qualche modo mi sembrava di intuire che l’attenzione rimanesse incentrata, per ovvie ragioni e meriti, sui personaggi di prestigio con una parziale attenzione verso la “novità” e lo “sconosciuto”. In questo momento sto cercando di proporre Walk Tall all’attenzione del personale addetto, vedremo cosa succederà. Sarebbe bello rendere la comunicazione tra artisti, organizzatori e media più diretta e meno macchinosa. Tuttavia mi sorprende e m’incoraggia vedere che tanti dei miei cari e validi amici musicisti stiano riuscendo a proporre il loro lavoro nei vari festival e nelle diverse rassegne. Questo è motivante ed apre nuove speranze in un momento storico così particolare vissuto dall’arte nel nostro paese dovuto ad una crisi economica generale. Ma devo dire che, a mio parere, questa crisi sta risvegliando forse un’apatia cui ci si era in qualche modo adagiati, quindi bisognerebbe coglierne gli aspetti positivi con maggiore entusiasmo.

Invece, in Spagna le cose come funzionano?

Credo che Spagna ed Italia siano parenti stretti non solo per quanto riguarda clima, caratteristiche idiomatiche e gastronomiche ma anche nell’aspetto del jazz. Vedo nella collaborazione e nell’intercambio un aspetto fondamentale per risalire rapidamente e condividere i talenti sconosciuti dell’Italia e la Spagna stessa. 

Il contrabbasso è stato il tuo primo amore?

Il contrabbasso è stato il mio ultimo amore, ma anche il più consapevole e profondo. Ho avuto la fortuna di provenire da una famiglia di musicisti classici. Mio padre e mia madre mi hanno sempre incoraggiato supportandomi in ogni modo. Iniziai all’età di sei anni con lo studio del violino che abbandonai quando divenni quattordicenne. In quel momento non riuscivo a riflettermi nella musica classica. La ribellione adolescenziale si accompagnava all’ascolto di altri generi musicali. A Monteroni non c’era poi tanto da fare, ma per fortuna ebbi il privilegio di circondarmi di amici amanti della musica. Ricordo che passavo i pomeriggi dei fine settimana a casa di un mio carissimo amico il cui padre era un collezionista di strumenti musicali. Incominciammo a suonare insieme. Portavo con me il violino e cercavo di improvvisare e copiare i motivi musicali che ci proponevamo, ma ci mancava il bassista. Impugnai il basso elettrico e fu amore a prima vista. Incominciai ad appassionarmi sempre di più. Poi arrivò Jaco Pastorius e successivamente il jazz con Ray Brown, Paul Chambers, Sam Johnes e tanti altri. Fu però quando ascoltai per la prima volta il suono di Charlie Haden che decisi di vendere il mio scooter e comprare il mio primo contrabbasso e da quel momento, come si suol dire, l’appetito venne mangiando.

A parte i Walk Tall cos’altro c’è, musicalmente parlando, nella vita di Giampaolo Laurentaci?

Al momento nella mia vita musicale c’è la collaborazione con numerosi progetti qui in Spagna tra cui d’Ebano, un progetto originale di un chitarrista Italiano trapiantato a Barcellona chiamato Bartolomeo Barenghi, un quartetto di musica jazz con influenze afrobeat e di musica andalusi a nome di Octavio Hernandez, la collaborazione con l’Albert Vila Quartet e numerose collaborazioni con musicisti straordinari della scena spagnola che magari porteranno alla formazione di nuovi progetti.

Quali saranno i prossimi impegni sia tuoi personali che del quartetto?

Con Walk Tall, stiamo iniziando a lavorare al prossimo disco. Abbiamo tantissimo materiale inedito e abbiamo una gran voglia di registrarlo. È veramente una formazione avvincente e viva. Magari non sarebbe da escludere la collaborazione di uno special guest, ma al momento ci lasciamo guidare come sempre dalla musica e dalle esigenze da lei proposte. Per quanto riguarda me, sto incominciando a lavorare su composizioni per il mio trio accompagnate da un quartetto d’archi. Al momento sto lavorando sulla musica, ma non ho ancora deciso con quali musicisti intraprendere questo personale viaggio. Potrebbe essere un modo per allacciare collaborazioni proprio con i tanti stimatissimi artisti italiani. Vedremo come si evolverà il tutto.

Alceste Ayroldi

(seconda parte)