Alfredo Rodriguez & Pedrito Martinez: Afrocuban Jazz da thriller

di Gian Franco Grilli

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Alfredo Rodriguez e Pedrito Martinez (foto di Gian Franco Grilli)
Alfredo Rodriguez e Pedrito Martinez (foto di Gian Franco Grilli)

Sono in due ma suonano come in sei. È il magistrale duo cubano formato dal pianista Alfredo Rodriguez Jr. e dal percussionista e cantante Pedrito Martinez  che mercoledì 29 maggio 2019, in una delle numerose tappe di Crossroads, ha regalato una performance abbagliante  al pubblico del Teatro Asioli di Correggio (RE).

Se Alfredo (33 anni)  è uno dei pianisti cubani dell’ultima generazione più in vista a Los Angeles,  Pedrito (45 snni) è il multipercussionista e rumbero più acclamato nella scena newyorkese. Quando questi due grandi talenti, entrambi residenti negli Stati Uniti, si lanciano in improvvisazioni vieni investito da una musica spettacolare senza tempi morti dal primo all’ultimo secondo della performance. Questa dimensione musicale l’ha vissuta il pubblico del Teatro Asioli che per oltre settanta minuti è stato piacevolmente ipnotizzato dalla straordinaria velocità esecutiva mostrata da questi due funambolici musicisti cubani nel presentare il nuovo album “Duologue”: un concentrato davvero incredibile (e non facile per tutti da capire) di canti ancestrali e ritmi afrocubani, rumba, bolero, cha cha, timba, black music, soul, flamenco, jazz…. E chi più ne ha, più ne metta in questo viaggio musicale trasversale che ha toccato Africa, Brasile, Spagna, Stati Uniti prima di ritornare a Cuba, la patria che i due giovani musicisti hanno lasciato solo fisicamente diversi anni fa per ragioni economiche e artistiche.

Pedrito Martinez (foto di Gian Franco Grilli)
Pedrito Martinez (foto di Gian Franco Grilli)

La maratona sonora è iniziata da Africa (prima traccia del cd Duologue) con il sincretico canto Yoruba, alternato a spagnolo, intonato dal poliedrico rumbero-santero Pedrito Martínez mentre allo stesso tempo e in un battibaleno si muoveva da una parte all’altra del palco intrecciando batà, cajòn, congas, bongo, clave a pedale, charleston, rullante e piatti. Da lì in avanti si è snodato il serratissimo e zigzagante dialogo tra il personalissimo e fluviale pianismo – in bilico tra classica, jazz, latin, soul e funk – di Alfredo Rodriguez (pupillo di Quincy Jones, vedi intervista di Musica Jazz – agosto 2016) e la dirompente e incontenibile carica ritmica di Pedrito Martinez, multipercussionista di scuola afrocubana dotato di tecnica e creatività impressionati. Con lui tumbao e marcha vanno in paradiso. Come si sa è sempre difficile e rischioso fare confronti e stilare classifiche, ma indubbiamente siamo di fronte al più completo musicista rumbero (suona, canta, improvvisa e balla) in circolazione nell’odierno panorama mondiale.

Alfredo Martinez (foto di Gian Franco Grilli)
Alfredo Martinez (foto di Gian Franco Grilli)

Nella carrellata musicale oltre a Estamos Llegando (dove spiccano anche accenti di samba e bossa,) Mariposa, Cosas del Amor, Yo Volveré e una bella afrocubanizzazione di Thriller (tutti pezzi raccolti nel cd «Duologue», MackAvenue, 2019 – distr. Egea) anche escursioni tra le produzioni precedenti del pianista come The Invasion Parade (omaggio alla conga santiaguera) e Quizás Quizás Quizás: poi un punto di riferimento per tutti i pianisti jazz cubani, La Comparsa di Ernesto Lecuona.

Alfredo Rodriguez Pedrito Martinez «Duologue»
Alfredo Rodriguez Pedrito Martinez «Duologue»

Così i due talentuosi avaneri da un lato hanno voluto omaggiare le origini musicali di Cuba (di cui gran parte provenienti dall’Africa.), riscoprendone le radici e rileggendole, e dall’altro un omaggio anche agli Stati Uniti, paese a cui devono gratitudine per l’ospitalità ricevuta dopo tortuosi e rischiosi viaggi da clandestini. E sul drammatico tema dell’immigrazione Alfredo Rodríguez ha richiamato più volte l’attenzione citando la sua iniziale tragica esperienza (agevolata poi da Quincy Jones) per poi dedicare il concerto a tutti i migranti del mondo, alla memoria di chi non ce l’ha fatta anche tra i suoi connazionali, sollecitando maggiore solidarietà tra i popoli eliminando le barriere. Probabile che tra gli spettatori qualcuno abbia storto cautamente il naso (vista l’aria pesante che tira in Italia…), ma stando agli applausi scroscianti dell’Asioli sembra confermare Correggio e i reggiani in prima fila sulla solidarietà internazionale.

Gian Franco Grilli