AACM ed il principio di libertà nell’arte e nella musica

Per il 50° anniversario dell'AACM a Chicago nel 2015 una mostra e molti eventi hanno festeggiato il principio di libertà nelle sue molteplici espressioni

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AACM, acronimo di Association for the Advancement of Creative Musician, sono quattro lettere che siglano un’associazione di musicisti fondamentali e matrice della storia del jazz contemporaneo. In un contesto statunitense sociopolitico e culturale segnato da speranze democratiche dopo l’elezione di John Kennedy e precipitosamente scardinate da eventi tragici quali il suo assassinio nel 1963, la guerra in Vietnam e l’assassinio di Malcom X nel 1964, il movimento afroamericano vide elidere le condizioni per l’integrazione razziale faticosamente conquistate. Una veloce occhiata ai titoli degli album del jazz tradizionale usciti in quel periodo, da “We Insist! Freedom Now Suite” e “Speak, Brother, Speak!” di Max Roach a “Spiritual Unity” di Albert Ayler o “Destination Out!” di Jackie McLean, dona la giusta dimensione della folta parte di jazzisti afroamericani che comunicava una crescente militanza e radicalizzazione politica, e che conseguentemente furono ostracizzati dai jazz club gestiti da agenti bianchi subendo così scritture mancanti e vedendo diminuire gli spazi dove poter esprimere la loro musica. Nella primavera del 1965 alcuni musicisti jazz cominciarono a incontrarsi a Chicago in casa del percussionista Steve McCall, manifestando dissenso all’oscuramento della complessità culturale del jazz che tale radicalizzazione inevitabilmente portò con sé e dando spazio all’idea seminale di un’organizzazione che dissociandosi da tali estremismi potesse dare spirito, forma organizzazione e promozione al jazz legato alla sperimentazione ed all’improvvisazione radicate nella musica africana e alla ricerca di nuove tecniche strumentali.  

Foto di gruppo in stile New Orleans scattata nel cortile di casa del pittore Wadsworth Jarrell, autore dello scatto

L’AACM fu fondata l’8 Maggio 1965 da Steve McCall, dal pianista Jodie Christian, dal trombettista e arpista Phil Cohran e dal pianista Muhal Richard Abrams con un’agenda programmatica di quattordici punti, che stipulò regole precise quali i posti dove suonare ed i salari da richiedere, e sancì che lo scopo fondante fosse la democratica e collettiva difesa e promozione di musica creativa e di composizioni originali. Sono trascorsi cinquant’anni e oltre ai fondatori e all’Art Ensemble of Chicago, per citare solo alcuni rappresentativi del primo periodo, tutt’oggi artisti internazionalmente riconosciuti e premiati come Anthony Braxton, Henry Threadgill, Roscoe Mitchell, Wadada Leo Smith e rappresentanti delle ultime generazioni come Tomeka Reid, Nicole Mitchell’s Black Earth Ensemble, Ernest Dawkins’ Live the Spirit Ensemble, Dee Alexander’s Evolution Ensemble, Third Coast Ensemble’ Rob Mazurek tengono viva la filosofia dell’associazione ed il 2015, allo scoccare del 50° anniversario hanno partecipato a concerti e tavole rotonde, a Parigi così come a New York e Chicago, per documentare il valore topico delle loro ricerche.

Copertina d catalogo edito da Museum of Contemporary Art Chicago in collaborazione con The University of Chicago Press

“The Freedom Principle: Experiments in Art and Music, 1965 to Now” è il prezioso catalogo che il Museum Of Contemporary Art Chicago ha co-pubblicato con The University Of Chicago Press in occasione dell’esposizione, nel 2015 presso la sede e fino al 19 Marzo 2017 all’Institute Of Contemporary Art University of Pennsylvania, realizzato con materiale d’archivio di AACM messo in relazione con opere d’arte moderna e contemporanea del Black Arts Movement e di AfriCobra. Il progetto espositivo si basa sui principi fondanti dei movimenti e sottolinea il forte legame ideologico di sperimentazione, improvvisazione e la ricerca di un linguaggio espressivo comune tra le avanguardie Afroamericane, documentando l’incessante dialogo e scambio dei rispettivi programmi estetici dagli anni ‘60 fino ad oggi.

 

 

 

 

 

La pubblicazione include tra gli altri, saggi dello storico esponente di AACM George Lewis, della storica d’arte Rebecca Zorach, del gallerista John Corbett, numerose immagini delle opere d’arte, una cronologia e una playlist illustrata che seleziona titoli e copertine di album “pietre miliari” di AACM, come “People In Sorrow” The Art Ensemble of Chicago 1969, “Air Song” Air 1975, “Sound” Roscoe Mitchell Sextet 1966  ed una sorprendente quanto originale Topografia Anedottica della Musica Creativa in Chicago corredata da fotografie di Nathan Keay.

 

 

 

 

 

Fin dal primo sguardo è evidente come gli autori del volume. Naomi Beckwith e Dieter Roelstraete curatori del museo di Chicago, abbiano volutamente aderito alla creatività con una veste grafica originalissima che alterna carta di colori e finiture diverse per enfatizzare immagini e testi. La Libertà, inneggiata fin dal titolo è il principio fondante di quest’’arte che in un mix di passato e presente ci aiuta a trovar risposte e dar senso ai brucianti temi sociali attuali e passati. Nell’introduzione al catalogo la Beckwith riconosce in tre principi chiave il collegamento tra le estetiche analizzate : Sperimentazione, con l’intenzione e la volontà di rompere con le strutture prescritte; Improvvisazione, l’abilità di rispondere creativamente e con immediatezza a condizioni impreviste e indeterminate; Collettività, più una struttura organizzata ottiene riconoscimenti ed attestati maggiori sono le possibilità di contrastare il radicalismo internazionale nascente.

 

Il saggio di Roelstraete intitolato “The Way Ahead”, citando l’album di Archie Shepp del 1968, ripercorre gli inizi di AACM nel contesto sociopolitico e artistico con BAM e Africobra e sottolinea come la ricerca non fosse incentrata esclusivamente su modelli ritmici estetici e strumentali tradizionali africani, si pensi al linguaggio visuale di The Art Ensemble of Chicago, ma incapsulasse nella sua complessità anche la musica moderna identificata in autori bianchi dimostrando la forte necessità di un’identità sfaccettata e con una visione radicalmente nuova. Il catalogo è denso di contributi di analisi saggistica tanto di AACM quanto di Africobra, collettivo artistico evoluzione di Black Arts Movement, nato nel 1962 sempre a Chicago e focalizzato su tematiche sociali ed estetiche coincidenti. Le opere artistiche degli inizi erano caratterizzate dalla rappresentazione di soggetti neri con il tradizionale naturalismo ma vivacizzati dall’energico uso di larghe campiture di colori accesi e attualizzate dall’inserimento di scritte e slogan, creando un complesso interplay semiotico tra immagini e testi.

 

Gerald Williams, Nation Time, 1969

Molte delle opere emblematiche dell’epoca d’oro di Africobra, compresa tra la fine anni ‘60 e i primi anni ‘70, furono degli stessi protagonisti di AACM : Muhal Richard Abrams, Ayé Aton batterista di Sun Ra ed autore di murales afro-cosmo-futurista, Wadada Leo Smith, George Lewis, Roscoe Mitchell, Leonard E. Jones fotografo ufficiale di AACM, che lavoravano accanto ad artisti come Jeff Donaldson, William Pope, Wadsworth Jarrell e Jae Jarrell. Negli anni successivi AfriCobra perse forza, l’arte portatrice di un messaggio politico e capace di risvegliare trasformazioni sociali ebbe fine e l’estetica evolse fin ai giorni odierni nell’arte astratta ed informale, nelle installazioni e in video opere di filmaker con protagonisti artisti riconosciuti internazionalmente come Rashid Johnson, Nick Cave, Jamal Cyrus e Charles Gaines. Le opere sono ora esposte in Pennsylvania con il corpus di documenti originali di AACM e l’esposizione varrebbe come ottima scusa per la programmazione di un viaggio.

Monica Carretta

Jamal Cyrus, The Dowling Street Martyr Brigade – Towards a Walk in the Sun, Collage su carta, 30.5 x 30.5 cm