A Jazz Supreme, prima parte

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Pipe Dream, foto Eleonora Birardi

Sala Vanni, Firenze

2 novembre: Pipe Dream; 9 novembre: Jakob Bro Trio

Nucleo centrale del programma di A Jazz Supreme, seconda edizione di una rassegna organizzata dal Musicus Concentus sulla scia della pluriennale esperienza di Tradizione in movimento (avviata nel lontano 1992), i concerti di Pipe Dream e del trio di Jakob Bro hanno confermato la determinazione dell’associazione fiorentina nel voler documentare le varie tendenze che animano il jazz contemporaneo.

Hank Roberts, foto Eleonora Birardi

Complessa e accessibile al tempo stesso, la musica del quintetto Pipe Dream possiede un forte impianto narrativo, con frequenti strutture modulari, cambi di metro ed atmosfera, delicate valenze melodiche. Elemento centrale del quintetto è il violoncellista Hank Roberts, di cui si ricorderanno le innovative esperienze con Bill Frisell, Tim Berne, nonché nei trii Miniature e Arcado. Roberts disegna raffinate linee melodiche vocalizzando all’unisono col proprio strumento, realizza impasti e contrappunti preziosi col trombone di Filippo Vignato, imbastisce rapide figurazioni col pizzicato, si ritaglia parentesi informali in coppia col pianista Giorgio Pacorig nell’introduzione di They Were Years, per poi prodursi come vocalist in Pictures, song dalla matrice squisitamente popular. Il colore è un altro tratto distintivo del gruppo e lo si riscontra nel contributo dei singoli. Le ricche sfumature del fraseggio dimostrano che Vignato ha desunto stimoli sia da Roswell Rudd che da J.J. Johnson. Quando passa dal piano al Fender Rhodes, anche distorcendone leggermente il timbro, Pacorig è prodigo di sottili nuances. Il batterista Zeno De Rossi riesce a variare continuamente approccio stilistico e dinamiche. Il vibrafonista Pasquale Mirra fornisce un inesauribile sostegno ritmico-armonico e aperture melodiche con cui sviluppa la materia e rompe gli schemi, convertendo lo strumento ora in una marimba coprendone alcune ottave con un tappetino, ora in un glockenspiel percuotendone le lamine con l’altra estremità dei battenti. Priorità assoluta viene data al collettivo, in modo da conferire alle esecuzioni una coralità che trasforma Looking For Home, Sam e Pipe Dream in inni gioiosi.

Jakob Bro, Thomas Morgan e Joey Baron, foto Eleonora Birardi

Antitesi del virtuoso, il chitarrista danese Jakob Bro fa dell’essenzialità – dai tratti quasi spartani – la sua arma migliore. Come compositore, ama sviluppare parche cellule melodiche e tracce armoniche rarefatte, iterative, spesso basate su arpeggi e sostenute da loop e bordoni ricavati dalla pedaliera. Come strumentista impiega gli effetti della pedaliera in modo funzionale a un approccio contraddistinto da un fraseggio laconico espresso tramite meticolose gradazioni timbriche, ovviamente sempre esplorando la ricerca dello spazio e delle sue profondità. Così facendo, Bro dimostra di aver assorbito al meglio elementi e suggestioni dalla poetica di Bill Frisell e dei norvegesi Terje Rypdal ed Eivind Aarset, dei quali non possiede però né le prorompenti impennate, né certe corrosive distorsioni timbriche. Una tale parsimonia consente a Bro di costruire un dialogo realmente paritetico in seno al trio, lasciando ogni tanto che sia la ritmica a condurre il gioco. Al contrabbasso Thomas Morgan capta ogni impulso dettato dal chitarrista, trasformandolo in frasi ricche di valenze melodiche che riempiono gli spazi disponibili e instaurano una vitale e costante dialettica. Alla batteria Joey Baron, dall’alto di un indiscusso magistero, imbastisce una sequenza inesauribile di figurazioni, distribuendo oculatamente accenti e dosando sapientemente le dinamiche. Proprio l’analisi minuziosa della gamma dinamica costituisce un altro punto di forza del trio, autentico e brillante esempio di democrazia in musica.

Enzo Boddi

 

Jakob Bro, foto Eleonora Birardi