A “Forma e poesia nel jazz” di Cagliari la classe di Claudio Filippini e l’energia di Ivan Dalia

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Claudio Filippini (ph Agostino Mela)

Anteprima live, inattesa e sorprendente del nuovo album, “Before the Wind”, del pianista Claudio Filippini in trio con Luca Bulgarelli al basso e Marcello Di Leonardo alla batteria, nell’ambito del festival “Forma e poesia nel jazz”, andato in scena a Cagliari negli ultimi giorni di settembre nello spazio di archeologia industriale dell’Ex Manifattura Tabacchi al centro della città. Il set è giunto alla vigilia della chiusura della manifestazione sollevando per fortuna il livello di una rassegna in grande parte pop oriented (in linea con quanto accade da tempo in altri incontri isolani). Il disco, il terzo pubblicato da Cam jazz e da pochi giorni in circolazione (il 24 novembre a Casa del jazz a Roma la presentazione ufficiale) è di ottima fattura, gradevole all’ascolto e rispecchia abbastanza fedelmente l’atmosfera offerta da questo eccellente trio nell’esibizione live.

Filippini-Bulgarelli-Di Leonardo in concerto al festival “Forma e poesia nel jazz” di Cagliari (Foto Agostino Mela)

Un set che va oltre le tracce registrate nel dischetto argentato, e colloca la formazione ai vertici del genere nel Belpaese. Il concerto dal vivo è quindi un bel viaggio nell’arte musicale di un musicista come Filippini che ha sudato le proverbiali sette camicie per imporre il suo stile fino a farsi conoscere come tra i migliori giovani pianisti jazz italiani. E l’esibizione cagliaritana, non solo è stata la conferma di tutte le buone qualità già conosciute e registrate durante la sua carriera, ma qualcosa di più. Nell’ascoltare Filippini e compagni c’è la netta sensazione di una svolta, quella di salire in cattedra per suonare una musica con la maiuscola. Lirismo e swing sono gli ingredienti di base ben bilanciati del live, costruito sulle basi di una intesa e complicità tra i tre davvero oliatissime, dove lo spazio lasciato dal leader ai partner è generoso e ampio, tale da permettere un concerto vario, mai lineare. Al contrario, ricco di colpi di scena, dalle impennate grintose alle romantiche distese sonore. Grande rispetto per la tradizione mainstream quanto curiosità e fantasia per le soluzioni più innovative. La prova dal vivo è assai partecipata, garantita dal timbro luminoso di Filippini e le belle doti di una musica intensa, costruita col cuore. E i due compagni di viaggio ne sono i complici migliori.

Il pianista Claudio Filippini al festival di “Forma e poesia nel jazz” (foto Agostino Mela)

La playlist riserva la parte da leone al nuovo disco, con ben cinque brani su nove, sufficienti ad offrire un quadro abbastanza esauriente della fatica discografica. Dall’iniziale, raffinatissima “Maya”, che apre anche l’album, alla successiva “Don’t Elevarsi”, “Haze” dall’atmosfera rarefatta, “Forever” ed “Encore” che chiude il disco (e anche il set). Tra questi brani, si inseguono una romantica “Coralli” da “The Enchanted garden” (2011, il primo album inciso per la Cam) come il penultimo brano in scaletta “Flying Horses” dall’incantevole progressione. Ancora il medley che unisce “Tea for two” con “Jitterbug Waltz”, tratto dal secondo album Cam “Squaring the Circle” del 2015. Al centro del concerto infine Filippini e compagni collocano una ruggente improvvisazione ricca di citazioni e dal ritmo trascinante.

Il pianista campano Ivan Dalia live alla ex Manifattura Tabacchi di Cagliari (foto Agostino Mela)

Esuberanza, freschezza e solida base tecnica in un altro pianista, il partenopeo Ivan Dalia in campo con il suo trio al quale va la palma, assieme a Filippini e pochi altri (l’Hot Club di Roma nell’omaggio reso al chitarrista Django Reinhardt, ideato dal chitarrista Gianfranco Malorgio in collaborazione con Giorgio Tirabassi, voce e chitarra, Renato Gattone contrabbasso, Luca Velotti, clarinetto e Moreno Viglione, chitarra. Poi, naturalmente il duo di Bearzatti e Giovanni Guidi) di migliori esibizioni jazz del festival. Il pianista, cieco dalla nascita, originario di Teverola in provincia di Caserta, ma da molti anni residente a Berlino si è presentato proprio con il trio berlinese, Alberto Sauri al basso e Javier Reyes alla batteria con i quali ha una solidissima intesa. Con loro ha presentato in grande parte brani tratti dal suo disco, registrato a Roma con special guest (Fabrizio Bosso e Rosario Giuliani), un repertorio vario e accattivante, dove il musicista e compositore mostra la sua arte nell’unire classica e jazz in soluzioni interessanti che richiamano anche le tradizioni della sua terra.

Il trio del pianista Ivan Dalia saluta il pubblico di Cagliari al termine del concerto (foto Agostino Mela)

Dal vivo si dimostra pianista molto pulito, di bella liricità, capace di esporre una bella narrazione sostenuto puntualmente da Sauri e Reyes. Dopo aver aperto con “Looking for a Good Thing”, brano che apre anche il disco “Ivan Dalia” (2017, Ingenius), di immediata presa, venato di funky in grado di conquistare subito l’attenzione del pubblico. Seguono subito pezzi di bella cantabilità come “Falling into a Circle” e “Dolphin”. Dalia mostra doti di entertainer dialogando con la platea e raccontando anedotti della sua vita musicale. Il resto del set conosce momenti di blues e malinconia alternati da trascinanti swing. Da “Investigation” a “In the Morning Time”, “Alonio”, “Melody Chase e “One More time”.

Il trombettista Flavio Boltro in concerto con the Quintet a Cagliari (foto Agostino Mela)

Da segnalare in chiusura di festival, oltre agli scoppiettanti ritmi di Roy Paci e Aretuska, il solo del pianista Remo Anzovino, attualmente impegnato nella realizzazione di “Nocturne”, inciso per la Sony, la fusion, tra rock e avantgarde dei sardi Musica Ex Machina e il set finale di The Quintet con il trombettista Flavio Boltro, sempre in grande spolvero assieme al sassofonista Emanuele Cisi, Massimiliano Rolf al contrabbasso e Adam Pache alla batteria. Tra queste stars mancava per problemi di voli il pianista belga Eric Legnini, sostituito egregiamente dal cagliaritano Alessandro Di Liberto che ha compiuto un grande lavoro di collegamento tra i musicisti, facendo dimenticare l’assenza di Legnini.

The Quintet (al piano Alessandro Di Liberto al posto di Eric Legnini) in concerto a Cagliari (foto Agostino Mela)