A DARK DRESS: GENOVA, TEATRO CARLO FELICE

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4 marzo 2014, Genova, Teatro Carlo Felice

A DARK DRESS

A Dark Dress: Un «vestito scuro» in musica che può avere molti, molti significati diversi: la tenuta d’ordinanza di chi saliva su un palco suonando jazz, qualche decennio fa, quella attuale quasi obbligata di chi ha a che fare con gli spartiti classici, il neutro nero addosso per far brillare, invece, l’attenzione sui colori della musica. A tutto questo devono aver pensato Max Di Carlo e Stefan Rölsmair quando hanno dato nome al loro duo, un paio d’anni fa (molti concerti, attività in studio, video). Una creatura musicale che non usa partiture, ma l’improvvisazione.

Il marchigiano Di Carlo è un eccellente trombettista formatosi nella musica classica, innamoratosi del jazz, e specializzatosi poi anche nella pratica del canto armonico con il maestro vietnamita Tran Quang Hai, lo stesso musicista che formò pure Demetrio Stratos degli Area, tanti anni fa. Dalla sua ha sull’ottone un suono rotondo e flessuoso, lievemente malinconico: scia davisiana, dunque. Stefan Röslmair, toscano di nascita (a dispetto del nome) diplomato in pianoforte, è uno specialista di elettronica e sound design: dal vivo oltre agli ottantotto tasti acustici ha una quantità di devices che gli permettono di interagire in tempo reale con il compagno vocalist e trombettista. Ma molto è demandato, anche, al contatto diretto e percussivo con tutto il pianoforte.

Genova, paradosso della sorte, dopo essere stati l’anno scorso ospiti di un centro sociale, hanno fatto ritorno come invitati degli Aperitivi in Jazz del teatro Carlo Felice, tempio della lirica: iniziativa salutata da un gran concorso di pubblico attento. Dopo aver dato indicazioni al pubblico per un «ascolto attivo», il duo ha dato vita a un lungo set improvvisato caratterizzato all’inizio da un’accorta esplorazione di suoni incantati e rarefatti, resi quasi spaziali dalle frequenti incursioni di Di Carlo tra il pubblico, con la tromba spesso sordinata. Poi ha fatto seguito una sostanziosa porzione in cui Di Carlo interagiva con Rölsmair sulla cordiera e i legni dell’interno del pianoforte, per passare a una sequenza in cui la voce, lanciata nel canto difonico, trovava specchio e risonanza negli echi elettronici. Finale con un episodio tra i più riusciti: un’impettita e sbilenca marcetta, inevitabilmente stralunata nell’ironica ricerca di marzialità, sottolineata da effetti scoppiettanti: un po’ come quando Daniele Sepe, tanti anni fa, si divertiva a riproporre il Totò direttore d’orchestra.

Musica difficile? Non si direbbe, a giudicare dalla risposta del pubblico. Che ha richiamato A Dark Dress sul palco per un’altra sequenza di jazz spurio costruito con i cocci di altre mille musiche.

Per i curiosi: www.Adarkdress.com/listen

G Festinese

Fotografia di Fabio Bussalino