Maria Pia De Vito: nel laboratorio di «Buarqueana»

Il nuovo album della cantante napoletana non è un omaggio di maniera, non è il solito «Canta Chico»: non cerca di imitare la cadenza brasiliana né tenta l’aggiramento furbo ma punta subito al cuore della questione: la parola

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La linea ogni tanto gracchia. Io sono a Parigi, lei è a Roma. «Mi senti?», chiede ridendo del fatto che il wi-fi sia «capriccioso quanto certi versi di Chico». Quando l’audio si stabilizza, la voce di Maria Pia De Vito entra nitida, senza sovrastrutture: calda, diretta, con quell’attenzione artigianale che riconosci subito perché non perde tempo a mettersi in mostra. Le dico che ho ascoltato il disco e che «Buarqueana» sorprende perché non è un omaggio di maniera. Non è il solito «canta Chico», non cerca di imitare la cadenza brasiliana né tenta l’aggiramento furbo: punta il cuore della questione, la parola. «Per me la parola viene prima della nota», dice subito, come per mettere a fuoco il punto fermo da cui tutto parte. Il napoletano, tanto quanto il portoghese brasiliano, non è un colore locale, non è folklore: è un attrezzo del mestiere, un materiale vivo su cui lavorare […]

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